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Zootecnia, a Cuneo gli stati generali

   

Il 15 ottobre l’appuntamento dedicato agli allevamenti piemontesi

 
   

CUNEO (10 ottobre 2008) - I tavoli tecnici di filiera hanno ormai svolto il loro lavoro di analisi e valutazione, tutto è pronto per la giornata in cui gli operatori sono chiamati a confrontarsi sui problemi della zootecnia da carne in Piemonte. L’appuntamento con quelli che sono già stati ribattezzati “gli stati generali della zootecnia” è per mercoledì 15 ottobre a Cuneo, presso la struttura del Miac (Mercato ingrosso agroalimentare Cuneo), punto di riferimento per i volumi di capi allevati nella zona e per quelli trattati nell’area mercatale. L’incontro, dal titolo “Allevare in Piemonte. Le prospettive della zootecnia da carne”, riunirà esperti e operatori delle cinque filiere della zootecnia da carne in area subalpina: bovina,

Zootecnia
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suina, avicola, cunicola e ovicaprina. I tavoli tecnici per singola filiera, attivati in primavera dall’assessore regionale all’agricoltura Mino Taricco per affrontare le situazioni di crisi dei vari comparti, hanno analizzato numeri, trend ed esigenze dell’allevamento in Piemonte, per poi confrontarsi e individuare strategie utili al rafforzamento del sistema.

Il comparto regionale Alla fine dello scorso anno, secondo i dati disponibili in Regione, sul territorio piemontese erano allevati 860.000 capi bovini (pari al 13% del dato nazionale), di cui circa il 40% appartenente alla pregiata razza Piemontese; 1.260.000 capi suini, di cui 870.000 nel Cuneese e 200.000 nel Torinese, di cui l’85% erano suini pesanti certificati Dop, destinati quasi interamente al circuito del prosciutto crudo di Parma; oltre 10 milioni gli avicoli (8 polli da carne e 2,5 galline ovaiole); 5 milioni di conigli; 180.000 ovicaprini. E se sono comuni problemi come calo dei consumi, aumento dei costi di produzione e volatilità delle quotazioni per le carni, dall’altra ogni settore vive situazioni specifiche che possono richiedere interventi differenti: dalle speculazioni che hanno interessato la suinicoltura negli ultimi due anni agli andamenti incerti dell’avicoltura, dal rilancio delle carni bovine alle tensioni sempre forti sul comparto latte.

 
   
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