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Clonazione, l’Italia a tavola preferisce la tradizione

   

Il 55% dei consumatori del Bel Paese dice no ai “parenti” di Dolly

 
   

ROMA (15 novembre 2007) - Dopo gli Ogm, l’Italia dice “no” anche agli alimenti provenienti da animali clonati. È quanto emerge da un’indagine descrittiva on line condotta dalla Coldiretti nella quale si evidenzia che il 55% degli italiani ritiene necessario che il Bel Paese e l’Europa proibiscano la possibilità di vendita di carne, latte e formaggi proveniente da animali “parenti” dalla pecora Dolly. Per il 36% degli intervistati, invece, è necessario che sia consentita la vendita di questi alimenti, specificando però in un’etichettatura obbligatoria e ben visibile la loro provenienza. Soltanto l’8% ritiene che la scienza ha dimostrato che questi alimenti sono perfettamente equivalenti agli altri ed è quindi necessario consentirne la vendita

Clonazione
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senza alcun tipo di indicazione, mentre l’1% non è stato in grado di dare una risposta. Se da parte dell’Onu viene l’invito alla comunità internazionale a mettersi d’accordo su un’eventuale messa al bando mondiale della clonazione umana, negli Stati Uniti, invece, la Food and drug administration (Fda) ha già dato l’autorizzazione alla libera circolazione degli alimenti frutto delle clonazioni che non dovranno essere distinti dagli altri con etichette particolari. «La Commissione europea – riferisce la Coldiretti – ha chiesto all’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) di valutare sotto il profilo scientifico la sicurezza alimentare e al Gruppo europeo sull’etica di aggiornare il loro parere sulla tecnica della clonazione che si prepara a uscire dai confini della semplice ricerca». La clonazione riguarda molti animali da allevamento e tra l’altro, oltre alle pecore, è stata annunciata recentemente la clonazione ‘‘stabile’’ di un maiale per quattro generazioni, mentre altre sperimentazioni sono state effettuate in Italia con il toro Galileo, la cavalla Prometea e un muflone selvatico. I risultati dei numerosi sondaggi che hanno dimostrato che i cittadini americani non sono interessati all’acquisto di latte proveniente da animali clonati, ha convinto al momento la Dean Food, principale industria casearia degli Stati Uniti, a non utilizzare il latte prodotto da mucche clonate sebbene il verdetto della Food and drug administration (Fda) stabilisca che non ci sono differenze tra mucche, maiali e pecore clonate rispetto agli animali tradizionali. «Serve un’adeguata regolamentazione per escludere che – sostiene la Coldiretti – latte, formaggi e carne arrivino inconsapevolmente nel piatto dei cittadini. Si tratta di un rischio inaccettabile che oltre ad un problema di scelta consapevole da parte dei consumatori pone evidenti perplessità di natura etica che occorre affrontare prima che sia troppo tardi».

 
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
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