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Suinicoltura, allevamenti rischiano la chiusura

 

Chiesto un tavolo di filiera a Zaia. Ecco le cause della crisi

 
   

ROMA (10 luglio 2008) - È rischio chiusura per molti allevamenti suinicoli italiani. L’allarme è stato lanciato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che in una nota ha elencato i motivi della crisi: pesanti costi di produzione, prezzi in caduta libera e una sempre più accesa concorrenza dall’estero. Per questo la Cia chiede al ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, «di convocare “immediatamente” un tavolo di confronto attorno al quale riunione tutta la filiera del comparto». Per quanto concerne le misure da adottare in tempi rapidi, la Cia sottolinea l’esigenza di
alleggerire il “peso” del credito bancario nei confronti delle imprese suinicole, viene anche chiesta una riduzione dell’onere fiscale e tributario. Ecco alcuni dati che

Suini
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spiegano la situazione. «Nello scorso anno – si legge nella nota Cia – il prezzo medio dei suini è diminuito dell’8% rispetto al 2006, mentre il costo dei cereali e dei semi oleosi indispensabili per l’allevamento ha fatto registrare impennate vertiginose: il mais nazionale è cresciuto del 33,6%, l’orzo estero del 44,6%, la farina di soia estera del 30,7%, la crusca di frumento tenero del 55%». Per quanto riguarda le importazioni, invece, gli arrivi in Italia di prosciutti e salami stranieri ammontano a 875mila tonnellate per un valore di oltre 1 miliardo e 700 milioni di euro, con oltre 60 milioni di cosce fresche di maiale. «Per comprendere le difficoltà degli allevatori – continua la Confederazione italiana agricoltori – basta rilevare che, fatto cento il valore del suino pagato dal consumatore, solo il 14,8% va all’allevatore. Nel 2001 il suinicoltore incideva per il 21,1%. In sette anni il taglio è stato del 6,3%». Segnali negativi arrivano anche dalle vendite. Secondo le rilevazioni riferite al Panel Ismea-ACNielsen, gli acquisti sono scesi, sempre nello scorso anno, del 4,6% e quelli di salumi dell’1,1% (meno 0,6% quelli Dop). Oggi in Italia esistono circa 100 mila le aziende, con oltre 9 milioni di capi suini. Il valore al consumo della carne suina è di 1,2 miliardi, quello dei salumi di 3,6 miliardi (460 milioni per le Dop). Solo nello scorso anno sono stati prodotti 9 milioni 900 mila prosciutti di Parma (con un giro d’affari di 1,7 miliardi di euro), mentre quelli di San Daniele sono stati circa 2 milioni e 700 mila.

 
   
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