carne fresca e dell’1,1% per i salumi. Il costo di produzione, nelle settimane più critiche, è cresciuto quasi fino a 1,50 euro per kg di carne, a fronte di un prezzo percepito dagli allevatori che in molti casi non ha superato l’1,20 euro/kg/carne».
Ma nonostante la congiuntura difficile il sistema produttivo della carne suina è quello più dinamico all’interno del settore zootecnico da oltre 20 anni. A fronte di un aumento della produzione di carni suine del 44%, si è verificato un incremento del 13% per la carne bovina, del 5,2% per gli avicoli e del 3% per la produzione di latte di tutte le specie, la quale risente dell’esistenza del regime delle quote. Ma non tutti i settori della filiera della carne suina sono in crisi. La distribuzione, soprattutto all’estero, sta vivendo un periodo positivo: secondo i dati di CremonaFiere, i produttori italiani esportano il 14% della propria produzione, a fronte di altri grandi Paesi produttori dell’Unione Europea come la Germania e la Spagna che esportano rispettivamente solo il 7% e il 5%. Però, soprattutto all’estero, c’é il pericolo dei pirati dell’agroalimentare italiano, un mercato che la Federalimentare stima in 55 miliardi di euro. «Il successo delle esportazioni – spiega Gozzi, vice presidente dell’Assica (Associazione Industriali delle Carni) – con la sicurezza totale dei nostri prodotti: nessuna filiera é sottoposta a tali controlli. Inoltre, i nostri maiali vivono in una situazione di benessere animale, perché il loro benessere dà buona carne e una buona carne, buoni salumi».