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L’albero genealogico del cavallo Sanfratellano

   
L'iniziativa messa in campo dall'assessorato regionale Agricoltura  
   

di Cristina Foti

 
   

PALERMO (16 gennaio 2008) - La storia del cavallo di San Fratello, centro tirrenico della provincia di Messina, è intimamente legata alle sorti della Sicilia e dei suoi abitanti, sudditi di dominatori provenienti da ogni parte del globo, ciascuno con la propria cultura, con il proprio patrimonio di tradizioni e di usi. Parlare della razza equina sanfratellana significa, in un certo senso, ripercorrere a ritroso tutti i periodi che hanno scandito il passato più o meno remoto dell’Isola. La tradizione locale, come riportato nell'ultimo numero di Terrà, fa discendere l’origine del sanfratellano dai cavalli di battaglia utilizzati dai lombardi che nell’XI secolo fondarono l’antica San Filadelfio, oggi San Fratello. In ogni caso, a differenza delle altre razze, per lo

Cavallo Sanfratello
 
Il sindaco di San Fratello
 
 
 
 
 
 

più “padronali”, create dall’alto per lo sfizio di nobili casate, il cavallo sanfratellano nasce invece dal basso, dalla gente e con la gente, cresce e si evolve con essa, complice spettatore degli eventi e delle conquiste che ancora oggi determinano il variegato puzzle genetico dei siciliani. Da molto tempo il cavallo sanfratellano è soggetto a ricerche, studi e progetti intrapresi da enti regionali e nazionali. Tra questi, quello promosso e finanziato dall’assessorato regionale Risorse Agricole e Alimentari, in collaborazione con l’Istituto per l’incremento ippico di Catania diretto da Salvo Paladino, per ricostruire l’albero genealogico della razza. «Il sanfratellano e il suo miglioramento – afferma Paladino – sono stati seguiti dal nostro Istituto fin dalla sua istituzione nel 1864. Il progetto in questione è una ricerca che stiamo conducendo su alcuni capi per constatare se il cavallo sanfratellano, che nel tempo ha subito incroci con la razza maremmana, presenti sotto il profilo genetico delle impurità». Le peculiarità di questo cavallo, in ogni caso, sono il frutto degli incroci di altre razze portate di volta in volta dai vari dominatori che hanno transitato e prosperato in Sicilia, lasciando un’eredità non solo storica ma anche zootecnica. A intervenire per primi sul gruppo autoctono di fattrici locali (probabilmente derivato a propria volta da scambi con greci, cartaginesi, romani, vandali, goti e bizantini) sono stati inizialmente i saraceni, seguiti dai normanni e dagli altri popoli che via via si sono alternati al potere, perpetrando una tendenza – quella degli incroci – forse opinabile, ma mai interrotta e attuata fino ai giorni nostri da alcune famiglie di allevatori. Già da qualche anno, inoltre, l’Unità operativa 70 di Sant’Agata di Militello porta avanti attività destinate alla promozione e alla valorizzazione della popolazione equina dei Nebrodi. «Nel corso del 2002 – spiega il funzionario Fernando Famiani – la nostra Unità operativa, grazie alle risorse del Programma interregionale, ha anticipato i tempi realizzando uno specifico sito web dedicato a questa razza (www.cavallosanfratellano.it), già visitato da circa 1500 utenti e che finora  ha dato un forte risalto alla popolazione equina e al mondo zootecnico e agricolo locale». Tra i prossimi obiettivi, invece, indagini genetiche, didattica nelle scuole, formazione e aggiornamento per operatori, incontri tecnico-culturali e organizzazione di eventi. Intanto, è stato inaugurato un centro di documentazione del cavallo sanfratellano: uno strumento concreto di collegamento tra l’utenza e l’animale che si estende a tutto il territorio. «Il centro – afferma Pippo Ricciardo, dirigente dell’assessorato regionale Agricoltura – costituisce prima di tutto un presidio stabile a favore del cavallo stesso e mira a diventare un punto vitale e dinamico che svolgerà azioni su vari fronti e proporrà anche progetti di sviluppo che possano migliorare la gestione di tutta la popolazione equina autoctona in favore dell’economia locale e degli interessi territoriali». Intelligente e con un alto grado di addestrabilità, incurante delle avversità, frugale e particolarmente robusto, il cavallo sanfratellano è l’unica razza in Europa, e una delle poche al mondo, a vivere ancora oggi libero: sono oltre 5000 (di cui 1800 fattrici) i capi allo stato brado, che popolano l’area dei Nebrodi, territorio inglobato in un Parco naturale di 87.000 ettari e di ben 21 Comuni abitati. Il carattere vivace, docile e sensibile fa poi di questo cavallo un perfetto compagno per il turismo equestre e un eccellente atleta nelle discipline sportive.

La scheda

Attitudine: sella e tiro leggero
Mantello: morello, baio scuro
Garrese: proporzionato e giustamente pronunciato
Altezza al garrese
: 156-166 cm
Andature: decise e con notevole spinta propulsiva
Peso: 450-500 kg
Temperamento: carattere vivace, sensibile e docile. Coraggioso ma paziente ed estremamente affidabile una volta addestrato. Resistente e frugale.

 
   
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