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Polli al cloro, l’Italia contro Bruxelles

 

Il sottosegretario al Welfare, Martini, invierà un documento all’Ue

 
   

ROMA (30 maggio 2008) - «L’Italia è contraria all’importazione di carne di pollo decontaminate con il cloro dagli Stati Uniti». Lo afferma il sottosegretario al Welfare con delega alla Sanità, Francesca Martini, in un comunicato. Martini confermerà questa posizione il prossimo lunedì a Bruxelles nel contesto del Comitato veterinario permanente. «L’Italia – dichiara il sottosegretario – si aspetta che anche gli altri 21 Paesi Ue che si sono espressi nelle scorse settimane contro la proposta della Commissione mantengano tale posizione di contrasto». Nel comunicato si ricorda la procedura necessaria per l’approvazione o la bocciatura dell’importazione: «Qualora la proposta di Regolamento non dovesse trovare una maggioranza

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favorevole in sede di Comitato veterinario permanente – si legge – la procedura prevede che lo stesso testo venga sottoposto per una valutazione politica al Consiglio dei ministri dell’Ue». Il sottosegretario Martini assicura che l’Italia manterrà la propria posizione anche in quella sede politica a difesa degli investimenti che hanno connotato la filiera produttiva delle carni di pollo in questi anni consegnando ai consumatori un prodotto di qualità e assicurando garanzie sul piano della sicurezza alimentare. «L’Italia – dichiara il sottosegretario – si aspetta che anche gli altri 21 Paesi Ue che si sono espressi nelle scorse settimane contro la proposta della Commissione mantengano tale posizione di contrasto». Nel comunicato si ricorda la procedura necessaria per l’approvazione io la bocciatura dell’importazione: «Qualora la proposta di Regolamento non dovesse trovare una maggioranza favorevole in sede di Comitato veterinario permanente – si legge – la procedura prevede che lo stesso testo venga sottoposto per una valutazione politica al Consiglio dei ministri dell’Ue. Il sottosegretario martini assicura che l’Italia manterrà la propria posizione anche in quella sede politica a difesa degli investimenti che hanno connotato la filiera produttiva delle carni di pollo in questi anni consegnando ai consumatori un prodotto di qualità e assicurando garanzie sul piano della sicurezza alimentare».

Unione nazionale avicoltura «Non vogliamo il pollo al cloro e siamo contenti della posizione contraria all’import dagli Stati Uniti da parte dell’Italia e di altri importanti Paesi Ue». Così Aldo Muraro, presidente dell’Unione nazionale avicoltura (Una), commenta il “no” dell’Italia da parte del sottosegretario al Welfare con delega alla Sanità, Francesca Martini, alla possibile importazione di carne di pollo decontaminate con il cloro dagli Stati Uniti. «Perché peggiorare il prodotto che si consuma nella Ue?» si chiede Muraro, secondo il quale «un’eventuale etichetta con la scritta “carne decontaminata al cloro” lascia il tempo che trova. Sono per il libero scambio, ma a parità di condizioni. E in Italia – aggiunge il presidente dell’Una – siamo abituati da tredici anni ad usare l’acqua potabile per “decontaminare” il pollo a fine macellazione e non intendiamo cambiare abitudine». L’Italia comunque può contare su un’autosufficienza del comparto «al 105-106% – spiega Muraro – visto che nel 2007 sono state prodotte 1,1 milioni di tonnellate di carni avicole (polli, galline, faraone, volatili da cortile in generale), tra cui 420 milioni di polli e 30 milioni di tacchini».

Commissione Attività produttive Il presidente della commissione Attività produttive del Senato, Cesare Cursi, esprime seria preoccupazione in merito alle notizie riportate dagli organi di stampa sulla possibile penetrazione sul mercato nazionale di pollame di provenienza estera, trattato con sostanze chimiche a base di cloro. «Per la sicurezza dei nostri polli – ricorda il presidente Cursi – già il precedente governo Berlusconi, in tempo di aviaria, aveva previsto l’obbligatorietà della etichettatura per certificare la provenienza degli animali che creò, peraltro, non pochi problemi a livello comunitario. Continueremo a batterci a difesa della qualità offerta dal nostro sistema produttivo, a tutto vantaggio dei consumatori finali. È mia intenzione promuovere – conclude il presidente Cursi – un tavolo di confronto con le altre Commissioni interessate e con le associazioni dei produttori e dei consumatori per mantenere inalterata la qualità del “pollo made in Italy”».

La decisione di Bruxelles Rigorose condizioni per  la commercializzazione dei cosiddetti “polli al cloro”, che però, rispettati i criteri, sarà autorizzata. È quanto è emerso dalla riunione settimanale del collegio dei commissari, che ha deciso di sottoporre proposte per una serie di rigide condizioni al Comitato permanente per la catena alimentare e la salute animale, che riunisce gli esperti del settore dei Ventisette. Il riferimento è alla nota vicenda delle carni di pollo trattate negli Usa con massicce dosi di sostanze chimiche a base di cloro per disinfettarle subito prima della vendita. Nell’Ue invece di norma la salute delle carni viene garantita attraverso una verifica costante delle condizioni in cui sono allevati i polli dalla nascita alla macellazione. Numerosi associazioni di consumatori e di allevatori europei hanno protestato già da giorni di fronte alla prospettiva di un’autorizzazione da parte di Bruxelles dei “polli al cloro”. «La Commissione europea – si legge in una nota – dopo aver  esaminato le condizioni in cui la carne di pollo è trattata con sostanze antimicrobiche possa essere commercializzata nell’Ue, ha deciso di sottoporre al Comitato permanente una proposta che indica rigorose condizioni sulla base delle quali possono essere usate per il processo di decontaminazione di carcasse di pollo».

Le condizioni Anzitutto, «queste sostanze dovranno essere usate separatamente e non in combinazione, e solo per trattare intere  carcasse e non parti di queste o tagli». Non solo, «le imprese che utilizzino tali sostanze – spiega ancora la Commissione – dovranno anche informare i consumatori attraverso etichettatura che il pollame è stato trattato da una di queste sostanze». Le etichette dovranno essere leggibili e recare scritte come !trattati con sostanze antimicrobiche” o “decontaminate con sostanze chimiche”. Bruxelles prevede inoltre “rigorose condizioni per la gestione delle acque di scarico per assicurare la protezione dell’ambiente”. Inoltre «le imprese che utilizzino queste sostanze dovranno raccogliere dati per monitorare e rendere disponibili di dati alle autorità competenti». Infine, «entro due anni dalla data di applicazione, l’autorizzazione e le condizioni dovrà obbligatoriamente essere rivista alla luce di ulteriori dati scientifici e, se appropriato, la Commissione proporrà adattamenti al regolamento».

Coldiretti Occorre impegnarsi per evitare che questa preoccupante novità arrivi sul mercato comunitario senza che imprese e consumatori ne sentano il bisogno. È quanto afferma la Coldiretti nel commentare la proposta della Commissione europea di riaprire, a determinate condizioni, le frontiere dell’Unione europea alla carne bianca di pollame americana disinfettata al cloro, che dal 1997 è al bando in Europa. «Il via libera della Commissione al “pollo alla varechina” fa seguito – ricorda la Coldiretti – agli accordi raggiunti al termine del secondo incontro del Consiglio Economico Transatlantico (Tec) tra Unione europea e Stati Uniti, nel quale la Commissione si è impegnata a trovare una soluzione su questo punto con gli Stati Membri ed il Parlamento Europeo prima del prossimo incontro del Tec previsto nell’autunno 2008». La proposta dovrà essere ora sottoposta all’esame del Comitato europeo per la catena alimentare e animale che riunisce i rappresentanti dei 27 Stati membri per trasferirla eventualmente al Consiglio Agricoltura e al Parlamento Europeo. «La proposta della Commissione – sottolinea la Coldiretti – prevede una durata di due anni con l’apertura delle frontiere europee condizionata: all’uso di una sola sostanza chimica a base di cloro, tra le quattro utilizzate comunemente per disinfettare le carni, proibendo così l’uso di cocktail di sostanze; al lavaggio con acqua potabile; all’uso di etichette in cui si espliciti che il prodotto è stato decontaminato con il cloro; e alla fornitura di dati da parte delle autorità americane sulla possibile resistenza agli antibiotici che questi trattamenti potrebbero provocare». Una serie di precauzioni che secondo la Coldiretti non risolvono le perplessità sui rischi per l’ambiente e la salute sia per quanto riguarda possibili reazioni chimiche, variazioni del gusto, effetti tossici in caso di ingestione dei residui di queste sostanze, così come il rischio di insorgenza di ceppi di batteri resistenti. «Il pressing esercitato degli Stati Uniti sembra dunque – precisa la Coldiretti – aver avuto per ora successo con le ragioni dei consumatori che sono state sopraffatte dagli interessi della diplomazia per la necessità di rafforzare i rapporti tra Stati Uniti ed Europa in un momento di difficoltà economica internazionale. Una scelta inaccettabile se si considera che nel corso dell’ultimo Consiglio dei ministri dell’agricoltura – sottolinea la Coldiretti – sono state espresse preoccupazioni in merito all’utilizzo di sostanze antimicrobiche per la decontaminazione della carne di pollo , su iniziativa francese condivisa e sostenuta da altre 21 delegazioni: Italia, Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Olanda, Estonia, Finlandia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia». «L’Italia, che è autosufficiente nella produzione di polli – sottolinea la Coldiretti – non ha alcun interesse a promuovere sistemi di lavorazione che riducono le garanzie in un settore che ha già pesantemente sperimentato gli effetti delle emergenze sanitarie, con la crisi dell’influenza aviaria. L’Italia – conclude l’organizzazione agricola – è più che autosufficiente nei consumi grazie a 6000 allevamenti, 173 macelli, 517 imprese di prima e seconda lavorazione che danno complessivamente lavoro a 180 mila addetti per una produzione complessiva di 1,13 milioni di tonnellate di carne ampiamente superiore ai consumi interni e un fatturato complessivo di 3,5 miliardi di euro, circa il 6,5 percento del valore dell’intera agricoltura italiana».

Cia Un atto grave che apre un pericoloso precedente. Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta la proposta della Commissione Ue di togliere il divieto che impedisce l’import dagli Usa di carne di pollame disinfettata con il cloro. La Cia ribadisce, quindi, il fermo “no” all’importazione di questi prodotti che possono essere nocivi per la salute pubblica e nello stesso tempo riafferma l’esigenza di un’etichettatura chiara che permetta una vera tracciabilità. Da qui l’invito della Cia al Comitato europeo per la catena alimentare e animale Ue, al quale spetterà decisione definitiva, affinché sia respinto l’orientamento dell’esecutivo di Bruxelles e venga mantenuto il blocco dell’import dagli Stati Uniti di un prodotto così trattato. «In tale direzione –sottolinea la Cia – fa ben sperare l’iniziativa di molti Paesi Ue, tra cui il nostro, e di alcuni parlamentari europei per bloccare la decisione dell’Esecutivo comunitario. Occorre che nel confronto tra le due sponde dell’Atlantico s’impedisca che passi la richiesta degli Stati Uniti e che l’Ue mantenga una posizione ferma in difesa dei cittadini europei e soprattutto della loro salute. Nel ribadire il suo plauso per l’azione svolta dall’Italia, da altri Paesi Ue e dagli europarlamentari, la Cia sottolinea «l’importanza dell’etichettatura d’origine di tutte le carni, compresa, quindi, anche quella di pollo. Soltanto in questo modo si può contrastare l’arrivo di prodotti pericolosi e, nello stesso tempo, tracciare chiaramente il percorso dall’allevamento alla tavola».

Legambiente «Se l’Europa ha scelto di degustare il pollo in varechina, l’Italia non deve rinunciare a difendere la sicurezza sanitaria dei suoi consumatori e la sua tradizione enogastronomica». Così Legambiente in una nota esprime il suo dissenso nei confronti della decisione dell’Unione Europea di aprire le frontiere alla carne di pollo, disinfettata al cloro, proveniente dagli Stati Uniti. Secondo gli ambientalisti «é inammissibile abbassare, su richiesta degli Stati Uniti, gli standard igienici di questi cibi che presto arriveranno sulle nostre tavole, mettendo a rischio la salute e la fiducia dei consumatori». Nello specifico, spiega Legambiente, «la qualità dei prodotti europei, garantita da rigide norme, non aveva mai avuto bisogno di ripulire il pollame con una decontaminazione finale al cloro, il cui impatto sulla salute e sull’ambiente è ricco di critiche e riserve».

Greenpeace La proposta della Commissione europea di togliere l’embargo all’importazione di pollame americano trattato con il cloro segna un precedente pericoloso che potrebbe portare a ulteriori rese sul cibo contaminato e gli Ogm. È questo l’allarme dall’associazione ambientalista Greenpeace. «La Commissione Barroso si preoccupa di più delle relazioni con l’amministrazione Usa che della salute dei propri cittadini», ha accusato il direttore europeo di Greenpeace Jorgo Riss. «Questa decisione mina il diritto dell’Ue di decidere i propri standard igienici e di sicurezza alimentare». I responsabili di Greenpeace si sono detti «preoccupati che il prossimo passo della Commissione sia l’abbandono della politica dell’Ue di tolleranza zero per il cibo contaminato e l’importazione di mangimi con Ogm non autorizzati». La decisione di oggi, conclude la nota dell’associazione ambientalista, «è un cattivo inizio per l’appena nominato commissario alla Salute Vassiliou, che ha ceduto alle pressioni dei commissari Verheugen e Mandelson».

Fedagri Non si può «accettare di mettere in discussione la politica europea improntata alla garanzia del prodotto e dei consumatori». È il commento del presidente di Fedagri-Confcooperative Paolo Bruni alla proposta della Commissione Ue di dare il via libera alle importazioni del pollo Usa. Secondo Bruni il «pollo alla varechina non è compatibile con questo scenario improntato al consumo di prodotto fresco». L’esigenza di trattare in fase finale con il cloro il pollo
proveniente dagli Usa «ne è la conferma, n‚ sarebbe possibile per il consumatore alcuna distinzione allorch‚ il consumo si sposta dal supermercato alla ristorazione». «Bisogna tenere alta la barriera nei prossimi passaggi istituzionali che seguiranno a livello comunitario – conclude Bruni – contro questo tentativo di smantellare la nostra politica di filiera di qualità, che metterebbe in crisi un intero sistema di aziende e di imprese che hanno investito sulla qualità del prodotto fresco».

 
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
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