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Pollo al cloro, per gli Usa il divieto è inappropriato

   

L’America difende i suoi prodotti dopo il no del Comitato europeo

 
   

ROMA (4 giugno 2008) - Il divieto di importazione per il cosiddetto “pollo al cloro” made in Usa da parte della Ue costituisce «un’azione inappropriata da parte dell’Unione europea». Questa la posizione espressa da Ed Schafer, segretario all’Agricoltura degli Stati Uniti, in occasione di un incontro con i giornalisti italiani al palazzo della Fao. Secondo Schafer il pollame statunitense «ovviamente non è pericoloso per la salute, visto che tutti gli americani lo mangiano» e varie Agenzie, inclusa l’Efsa, hanno definito che non è nocivo, né per l’uomo né per l’ambiente. Piuttosto, ha spiegato il segretario all’Agricoltura, «alcuni Paesi europei possono esportare in Usa trattando il pollame allo stesso modo: questo non ha senso, di

Commissione europea
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conseguenza  – ha concluso Schafer – quelle della Ue sono restrizioni che non comprendiamo».

Lo stop dell'Ue
Le frontiere europee restano chiuse per il pollo americano disinfettato al cloro: il Comitato degli esperti alimentari dei 27 Stati membri della Ue ha respinto una proposta dell’Eurogoverno che prevedeva la fine del bando, in vigore dal 1997. La bocciatura è stata presa con la quasi unanimità: 26 Paesi, tra cui l’Italia, si sono espressi contro la fine dell’embargo; solo la Gran Bretagna si è astenuta. La decisione degli esperti – che obbliga la Commissione Ue a fare un clamoroso dietrofront – arriva a pochi giorni dal Vertice bilaterale Ue-Usa, mercoledì prossimo, a Lubijana, dove il presidente José Manuel Durao Barroso contava di arrivare con un via libera dopo 11 anni di interdizione per il pollo americano.  La riapertura era stata approvata la settimana scorsa da Bruxelles, dopo un dibattito piuttosto acceso tra i commissari, in particolare tra i responsabili dell’industria Gunter Verheugen, che si è fatto interprete delle richieste Usa, e della salute Meglena Kuneva, preoccupata che la fine del bando potesse aprire le porte a standard sanitari meno favorevoli ai consumatori. Se approvata, la proposta della Commissione avrebbe infatti legalizzato gli antibatterici, tra cui sostanze clorate simili alla varechina, usati dagli americani per disinfettare le carni bianche, per sopprimere eventuali batteri come quello della salmonella. L’Ue ha scelto invece di applicare misure igieniche rigorose, e quindi anche più costose, lungo tutta la catena alimentare che le consente di non intervenire con un trattamento di decontaminazione finale al cloro, il cui impatto sulla salute e sull’ambiente solleva riserve e critiche. L’Italia si era espressa in modo molto negativo contro l’apertura dell’esecutivo: «Noi siamo assolutamente contrari ad una proposta di questo tipo» aveva annunciato il sottosegretario alla sanità Francesca Martini, nel consiglio agricolo della Ue, raccogliendo il malumore di un’altra ventina di ministri. Nonostante le proteste arrivate anche dalle organizzazioni di consumatori e produttori, Bruxelles aveva deciso di andare avanti, pur introducendo una serie di correttivi. Tra questi, la richiesta di utilizzare un disinfettante alla volta (sono quattro quelli autorizzati) al momento della macellazione del pollame e di risciacquare la carne dopo il trattamento. Bruxelles aveva inoltre previsto l’obbligo di scrivere sull’etichetta il trattamento subito dal pollame. Nonostante i paletti, dagli Stati membri la bocciatura è stata totale, senza appello. «Dopo il no del Comitato europeo per la catena alimentare e animale alla proposta della Commissione Ue di riaprire le frontiere alla carne di pollo americana trattata al cloro la questione passa al Consiglio e la Commissione esaminerà le motivazioni alla base del voto in Comitato», ha spiegato – Michael Mann, portavoce del commissario Ue all’Agricoltura, spiegando che la procedura, in caso di una valutazione negativa da parte degli esperti dei Ventisette, è che il dossier venga inviato al Consiglio.

Coldiretti «È positivo lo stop del Comitato europeo per la catena alimentare e animale, formato dagli esperti dei 27 Stati membri nei confronti della proposta approvata dalla Commissione Ue di riaprire le frontiere alla carne di pollo americana trattata al cloro, al bando dal 1997». È quanto afferma la Coldiretti sottolineando che «la sonora bocciatura di 26 membri compresa l’Italia è importante per evitare che questa preoccupante novità arrivi sul mercato comunitario senza che imprese e consumatori ne sentano il bisogno». Secondo la Coldiretti, le precauzioni adottate dalla Commissione nel decidere di sbloccare l’import di pollo dagli Usa, «non risolvono le perplessità sui rischi per l’ambiente e la salute sia per quanto riguarda possibili reazioni chimiche, variazioni del gusto, effetti tossici in caso di ingestione dei residui di queste sostanze, così come il rischio di insorgenza di ceppi di batteri resistenti». «L’Italia, che è autosufficiente nella produzione di polli – sottolinea la Coldiretti – non ha alcun interesse a promuovere sistemi di lavorazione che riducono le garanzie in un settore che ha già pesantemente sperimentato gli effetti delle emergenze sanitarie, con la crisi dell’influenza aviaria. L’Italia – conclude la Coldiretti – è più che autosufficiente nei consumi grazie a 6000 allevamenti, 173 macelli, 517 imprese di prima e seconda lavorazione che danno complessivamente lavoro a 180 mila addetti per una produzione complessiva di 1,13 milioni di tonnellate di carne ampiamente superiore ai consumi interni e un fatturato complessivo di 3,5 miliardi di euro, circa il 6,5 percento del valore dell’intera agricoltura italiana».

Cia La Cia, Confederazione italiana agricoltori, commenta con soddisfazione la decisione presa in sede europea sul pollo trattato con il cloro. «La conferma del blocco all’import di pollo trattato con il cloro dagli Usa – dice l’organizzazione – è una risposta chiara all’esigenza di sicurezza e qualità espressa sia da parte dei consumatori, sia degli stessi produttori agricoli europei». Infatti, «per l’Italia –  prosegue la Cia in una nota –, che nel settore avicolo ha raggiunto l’autosufficienza nei consumi, l’eventuale fine del blocco al pollo al cloro poteva portare sul mercato produzioni di minore qualità e non certo sicure. In questo senso – sottolinea la nota – diventa fondamentale che l’Unione europea acceleri le decisioni per arrivare a un’etichettatura che consenta di indicare e valorizzare il Paese di provenienza di tutte le carni che finiscono sulle nostre tavole». «Solo in questo modo – conclude l’organizzazione – si può contrastare l’arrivo in Italia di produzioni pericolose e tracciare chiaramente il percorso dall’allevamento alla tavola».

 
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
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