Chiofalo, presidente del Corfilcarni, il consorzio che si interessa della valorizzazione su basi scientifiche delle carni siciliane, controllandone il percorso, dalla nascita al banco della macelleria, e con la direzione del veterinario-ricercatore Rosario Mancuso, l’Università di Messina ha messo a punto il progetto Embriotransfert, con il quale la zootecnia siciliana sarà rivoluzionata. A tal punto che le richieste di bovini di “razza eletta” potrebbero arrivare da ogni parte del globo. In sintesi il progetto, rifacendosi a quanto già succede in ostetricia, prevede di ingravidare delle mucche (che hanno già avuto una prima esperienza di parto) attraverso il trasferimento di embrioni selezionati, provenienti da razze meticce (a loro volta sempre più selezionate) sino a quando non verrà fuori la razza perfetta, zoologicamente parlando. A quel punto la fettina sarà più sicura (in quanto indenne da malattie), più saporita (perché vengono selezionate le razze), meno grassa (e ne trarrà giovamento la salute umana, specie fra i sofferenti di colesterolo). E i primi vitellini (il progetto, attualmente, ne prevede almeno 500), se tutto dovesse andare come previsto, emetteranno il loro primo muggito il prossimo marzo, essendo state le loro madri ingravidate il 7 e l’8 giugno scorso. I piccoli nasceranno in fattorie sulle Madonie, nel Mistrettese e in alcune fattorie del Ragusano. L’esperimento non è meno importante sotto l’aspetto della conservazione delle razze autoctone, specie quelle che rischiano di scomparire. «Certamente sotto l’aspetto della qualità delle carni, la loro rintracciabilità e quindi la sicurezza della salute – spiega Mancuso –, l’esperimento assume una importanza di primo piano, ma è altrettanto importante per la salvaguardia delle razze autoctone in via di estinzione. È per questo che puntiamo anche alla creazione, a Messina, di un laboratorio biotecnologico, con attrezzature all’avanguardia, che ci permettano di realizzare una banca genetica, riferita anche alle razze autoctone. Il tutto da mettere a disposizione degli allevatori, perché saranno loro, in un domani speriamo non troppo lontano, a potere e dover fare quanto noi oggi stiamo sperimentando». |
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