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Clonazione, no di Coldiretti all’uso di maiali gm

   

Secondo l’organizzazione solo l’8% dei consumatori è d’accordo

 
   

ROMA (16 maggio 2008) - «Non si può consentire che i maialini geneticamente modificati vengano utilizzati per la produzione di prosciutti. Soprattutto dopo che l’opinione pubblica ha dimostrato in tutto il mondo una forte contrarietà alla commercializzazione di prodotti alimentari provenienti da animali clonati». Questa la posizione della Coldiretti, in riferimento all’esperimento di laboratorio che ha portato alla nascita dei maialini Apollo e Circe finalizzati alla produzione di organi per xenotrapianti, nel sottolineare che per fine maggio è atteso il parere definitivo sulla commercializzazione di alimenti provenienti da animali clonati da parte dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa). «Secondo l’Efsa – riferisce

Mucca
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la Coldiretti – non ci sono differenze in termini di sicurezza per questi alimenti che presentano componenti nutrizionali nella normalità rispetto a quelli ottenuti dagli altri animali e nonostante morti e malattie negli animali clonati siano significativamente più alti di quelli degli altri animali, la tecnica della clonazione può essere usata con successo in bovini e maiali con la percentuale delle malattie che è destinata a diminuire con i progressi tecnologici mentre non si riscontra alcun impatto ambientale. «La commercializzazione di carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati – secondo l’organizzazione – è un rischio inaccettabile che oltre a un problema di scelta consapevole da parte dei consumatori e di rispetto della biodiversità pone evidenti perplessità di natura etica che occorre affrontare prima che sia troppo tardi». Secondo un sondaggio on line sul sito www.coldiretti.it in Italia soltanto l’8% ritiene che la scienza abbia dimostrato che questi alimenti sono perfettamente equivalenti agli altri ed è quindi necessario consentirne la vendita senza alcun tipo di indicazione.

 
   
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