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Lombardia, 1,1 mln per il settore ovicaprino

 

La Regione decide di puntare sul rilancio degli allevamenti

 
   

MILANO (18 settembre 2008) - «Il settore dell’allevamento ovino e caprino è un baluardo di tipicità e un cardine per l’agricoltura montana e pedocollinare regionale. Anche per questo motivo Regione Lombardia in questi ultimi anni ha finanziato progetti di ricerca per 1,1 milioni di euro, con l’obiettivo di promuovere, sostenere e incentivare un’attività e una cultura utile a tutta la collettività». È quanto ha dichiarato Luca Daniel Ferrazzi, assessore regionale all’Agricoltura, illustrando le iniziative dedicate all’allevamento ovo-caprino sul territorio regionale, in  occasione dei lavori del Congresso nazionale Sipaoc (Società italiana di patologia e allevamento degli ovini e dei caprini) patrocinato da Regione Lombardia. «Il settore – ha ricordato

Ovicaprino
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Ferrazzi – mostra incoraggianti segnali anche dal punto di vista della promozione dei suoi prodotti di qualità. Penso al consumo diretto di latte caprino come possibilità di integrazione del reddito per gli allevatori, del quale iniziano finalmente a segnalarsi i primi casi. Penso anche alla produzione della Formaggella del Luinese Dop, un prodotto tipico, che si caratterizza fortemente per la storicità e per il territorio di provenienza, divenendo parte di quella straordinaria offerta di prodotti lombardi che stiamo con orgoglio, e con sempre maggior successo, contribuendo a far conoscere anche al di fuori dei confini regionali». «L’allevamento ovicaprino – ha concluso Ferrazzi – si caratterizza nella nostra regione per il suo radicamento a tradizioni secolari e oggi, anche se viene considerato un settore di nicchia se messo a confronto con l’intensività e i numeri produttivi offerti dall’allevamento bovino e suino, rappresenta una realtà ampia e complessa, che si snoda in molteplici ruoli nell’ottica del mantenimento e del miglioramento delle caratteristiche di tipicità e qualità, con margini di crescita ancora tutti da stabilire. Ritengo si debba guardare a questo tipo di allevamento con un occhio nuovo, ossia come ad un comparto portatore di valore aggiunto e di grandi potenzialità di rilancio, per l’agricoltura di montagna e non solo».

 
   
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