consumatori le garanzie di sicurezza contenute nel regolamento comunitario». L’Italia sta esaminando due richieste avanzata dal ministro dell’Agricoltura francese Michel Barnier. La prima riguarda la riduzione del tempo che obbligatoriamente deve intercorrere tra il momento della vaccinazione e quello della partenza del bestiame, periodo che secondo la previsione comunitaria, deve essere di 60 giorni. Nello specifico, si chiede di applicare la previsione dell’allegato III (punto 5 lettera b) del regolamento. Per dare una risposta il ministero della Salute ha manifestato l’esigenza di conoscere gli effetti del vaccino inattivo che la Francia si dichiara pronta ad adottare sin dai primi di marzo, per poi proseguire con una vaccinazione di massa facoltativa da aprile, con la priorità per gli animali destinati all’Italia. La seconda richiesta riguarda la possibilità di consentire l’ingresso agli animali “naturalmente immunizzati” perché già colpiti dalla malattia e non portatori. Gli allevatori hanno evidenziato che l’ordinanza del ministro Turco non prevede il divieto di ingresso né per gli animali in transito né quelli da macello non vaccinati. Per questi ultimi si sono impegnati a formalizzare la richiesta di introduzione del divieto. La preoccupazione degli addetti ai lavori è anche di carattere economico: il rischio è che gli allevatori francesi esportino in Italia un numero sempre più elevato di animali da macello e a basso costo, a discapito del bestiame da macello italiano. «L’Italia allo stato attuale è immune da bluetongue ma sarebbe sbagliato abbassare la guardia – osserva il commissario straordinario per l’emergenza zootecnica, Ettore Ianì –. D’altro canto il ministero della Salute e gli organi di controllo sono tutti allertati per verificare se nei mesi precedenti il vettore della bluetongue non si sia introdotto nel nostro territorio con gli animali importati dalla Francia».