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Influenza suina, rallenta il ritmo di diffusione

Intanto per l’Oie è sbagliato attribuire al maiale la provenienza del virus

   

CITTÀ DEL MESSICO (28 aprile 2009) - Il numero di sospette morti per febbre suina in Messico è salito a 152, ma sta calando il ritmo di diffusione dell’epidemia. Lo ha reso noto il ministro messicano della Sanità, Jose Angel Cordova, aggiungendo che per la prima volta vi sono segnali che l’epidemia sia entrata nella fase di rallentamento.
Il numero dei morti è infatti calato, dai sei registrati sabato, ai cinque di domenica e i tre di lunedì. In calo anche i nuovi casi d’infezione scesi da 145 a 110 nelle ultime 24 ore. Di tutte le morti, al momento soltanto 26 sono stati confermati come vittime delle febbre suina. Per gli altri si è in attesa dei risultati degli esami. Cordova ha

Influenza suina
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annunciato che a partire da oggi verranno effettuati test di laboratorio più rapidi. Per evitare il propagarsi del contagio tutte le scuole e università del Messico rimarranno chiuse sino al 6 maggio. Intanto, quattro nuovi casi di febbre suina sono stati registrati in California, portando a 44 il totale delle persone contagiate negli Stati Uniti.

Il maiale non c’entra La chiamiamo tutti “febbre suina”, ma in realtà il virus che ha ucciso 149 persone in Messico e contagiate a decine nel resto del mondo non ha infettato alcun maiale ed è costituito da una miscela di componenti aviarie e umane. L’organizzazione mondiale per la salute degli animali (Oie, nell’acronimo inglese) è intervenuta a mettere chiarezza in una questione che solo apparentemente è nominale, perché se dovesse essere dimostrata una propagazione del virus tra gli animali la situazione potrebbe peggiorare per tutti, anche per gli umani. «Fino a oggi il virus non è stato isolato negli animali. Perciò non può essere definito “influenza suina”. Sarebbe meglio nominarla “influenza nordamericana” puntando sulla sua provenienza geografica. Come fu fatto con la “Spagnola”, che tra il 1918-1919 uccise più di 50 milioni di persone».

Il virus in Europa Primi casi di influenza suina confermati anche in Europa. Si tratta di due scozzesi recentemente rientrati da una visita in Messico. I due sono tenuti in isolamento in un reparto di un ospedale in Scozia. Confermato anche un caso in Spagna.

In Italia «L’ho detto fin dalle prime notizie, da quando è apparso il virus della febbre suina: non dobbiamo sottovalutare la situazione ma nemmeno fare allarmismi ingiustificati. Episodi recenti ci hanno insegnato che quando l’allarmismo è ingiustificato si possono creare danni alla produzione e creare insicurezza». Ad affermarlo è il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi,  che sottolinea la necessità di «adottare le cautele necessarie e concordare con la rete internazionale coordinata da Oms e altri Paesi Ue». Come presidenza di turno del G8, aggiunge Sacconi, «abbiamo avviato una consultazione tra gli otto paesi membri e con gli altri cinque paesi emergenti in modo da favorire comportamenti coerenti e integrati tra tutti i Paesi». La situazione in Italia «è sotto controllo. L’Italia è un Paese particolarmente attrezzato. E poi, c’è una buona diffusione dell’igiene pubblica».

In Sicilia «Non c’è nessun caso sospetto di influenza suina in Sicilia e la situazione è assolutamente sotto controllo». L’assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, tranquillizza i cittadini siciliani dopo l’allarme mondiale legato all’influenza suina. La situazione viene comunque monitorata costantemente e già l’assessore Russo ha allertato tutte le aziende del servizio sanitario regionale affinché venga prestata attenzione alla popolazione umana proveniente dalle aree ritenute a rischio.  Dal servizio veterinario dell’assessorato viene inoltre precisato che la trasmissione del virus dell’influenza suina non  avviene attraverso l’assunzione di carne di maiale, il cui consumo quindi è assolutamente sicuro. «Il Ministero della Salute – specifica l’assessore Russo – si è attivato con iniziative atte alla sorveglianza del virus sul territorio nazionale e l’assessorato regionale collaborerà pienamente per tutte le iniziative che saranno ritenute opportune». L’assessorato alla Sanità, dal 2003, dispone di un sistema di sorveglianza su tutto il territorio regionale per individuare precocemente la circolazione dei virus influenzali di tipo A e cioè lo stesso che colpisce i maiali alle vie respiratorie.

Il test rapido Un’equipe di ricercatori di Hong Kong sta lavorando per mettere a punto un test diagnostico che potrebbe consentire di rilevare il virus dell’influenza suina in poche ore invece che in alcuni giorni. Questi ricercatori sono gli stessi che svolsero un ruolo fondamentale nella sconfitta della Sars (Sindrome acuta respiratoria severa): il virus, che si diffuse in Asia nel 2003 causando 900 morti, venne individuato dal gruppo di Hong Kong che riuscì anche a sviluppare un valido test diagnostico. Hong Kong utilizza i dati genetici sul virus forniti dall’Oms per elaborare il test, ha spiegato Thomas Tsang, direttore del centro di prevenzione sanitaria del territorio. Il test potrebbe essere operativo in una settimana, sulla base dell’esperienza delle precedenti pandemie.

 
   
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