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Sicurezza alimentare, Efsa dice sì alla carne da animali clonati

 

Dall’Italia arrivano le prime reazioni: la Toscana predica cautela

 
   

FIRENZE (14 gennaio 2008) - È di questi giorni la notizia che in futuro sarà possibile consumare in Europa carne, latte e derivati provenienti da maiali e vitelli clonati, poiché sostanzialmente identici a quelli allevati tradizionalmente. L’ Efsa, Autorità europea per la sicurezza alimentare, infatti, aveva incaricato il suo comitato scientifico di esprimere un parere in merito. La conclusione che si legge in un documento reso noto nei giorni scorsi sostanzialmente afferma che i cloni sani ed i loro figli non mostrano differenze apprezzabili rispetto agli animali normali. Negli ultimi anni gli studi effettuati in varie parti del mondo hanno escluso in maniera significativa pericoli nell’ utilizzo di biotecnologie in zootecnia ed in agricoltura, si

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tratta quindi e soltanto di effettuare delle valutazioni politiche ed etiche. I vantaggi, infatti, possono essere notevoli e garantire qualità, quantità e standard di produzione mentre i rischi, una volta stabilite le regole d’ impiego e di tracciabilità, non risultano valutabili se confrontati con le produzioni tradizionali. In passato, un atteggiamento di cautela poteva essere totalmente giustificato, oggi non si comprendono le posizioni assunte da alcune associazioni di consumatori e da alcuni politici che rischiano, come per esempio si è verifica per le fonti di energia, di lasciare l’ Italia al palo. Nell’ ultimo secolo le politiche sociali e la ricerca in vari settori, alimentare e non solo, hanno permesso che la speranza di vita in Italia aumentasse in maniera considerevole, pertanto non si può che rispettare un’ innovazione il cui scopo è quello di assicurare cibo in quantità sufficiente per tutti ed a costi sostenibili, fermo restando che le istituzioni hanno comunque il dovere di informare ed educare a consumare di meno e meglio.
Intanto, la decisione dell’Efsa provoca le prime reazioni anche in Italiala. La Toscana, infatti, è preoccupata dall’apertura verso la bistecca proveniente da animali clonati. È quanto afferma l’assessore regionale all’Agricoltura, Susanna Cenni. «L’Unione europea andrà al voto a maggio – si legge in una nota dell’assessorato toscano –, ma il comitato scientifico dell’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, si è già espressa con un primo parere e quel primo sì, sia pur non decisivo, alla bistecca clonata e al latte prodotto da animali fotocopia, apre un versante pericoloso che è l’opposto delle politiche di salvaguardia portate avanti negli ultimi venti anni dalla Regione Toscana». Da più di venti anni la Regione ha investito importanti risorse per la salvaguardia e il recupero delle razze autoctone, ma con questa decisione, il lavoro svolto finora, potrebbe essere stato vano. Di cinta senese, ad esempio, erano rimaste solo cinque scrofe: oggi sono mille e cinquecento e permettono la produzione di carni e salumi di grande qualità. La chianina e la vacca maremmana, inoltre, sono altre razze su cui la Regione è intervenuta. «Ben venga la selezione – afferma Cenni – perché fa parte della zootecnia, ma con metodi naturali e in modo che sia legata all’adattabilità degli animali ai diversi territori». Dal 1997 la Toscana, prima in Italia, ha una legge sulla biodiversità per salvaguardare il patrimonio genetico delle produzioni tipiche: una normativa successivamente rafforzata con la legge regionale 64 del 2004, che introduce nuovi strumenti, come il registro regionale delle varietà da conservazione e il contrassegno per i prodotti ottenuti da razze e varietà locali a rischio di estinzione, con i quali difendere il patrimonio agroalimentare contro la dilagante tendenza delle multinazionali alla vendita di varietà “globali”. Ma la clonazione, come l’utilizzo di Ogm in agricoltura a cui la Toscana si è fermamente opposta, alla testa dal 2005 di altre regioni europee, rischia proprio di privilegiare la standardizzazione e la perdita di specificità.

 
   
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