contrario sono diminuiti del 10%». La coniglicoltura italiana è così ormai al tracollo, e sono a rischio migliaia di posti di lavoro, con forti ripercussioni anche
sull’indotto. «Nei prossimi giorni – prosegue De Bonis – chiederemo al Governo, al Parlamento e alle Regioni, alcune delle quali hanno già deliberato lo stato di crisi, di intervenire con misure urgenti prima dell’autunno». Tra le soluzioni proposte dall’Anlac per arginare la crisi vi è la realizzazione di una campagna pubblicitaria istituzionale promossa direttamente dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, per rilanciare subito i consumi della carne di coniglio e smaltire la “presunta” sovracapacità produttiva; l’etichettatura obbligatoria della provenienza anche per il coniglio, così da tutelare produttori e consumatori, che hanno il diritto di conoscere la provenienza per un acquisto libero e consapevole. L’associazione chiede inoltre di modificare radicalmente il meccanismo di definizione dei prezzi alla produzione. Il sistema attuale favorisce l’industria della macellazione e penalizza gli allevatori, aumentando di 5 volte i prezzi al consumo. «La filiera – prosegue De Bonis –, deve assicurare una distribuzione più equa del valore, tramite accordi interprofessionali e l’intervento del Governo deve tutelare gli allevatori italiani con i mezzi più idonei”. Il settore dell’allevamento di conigli è al quarto posto nella zootecnia italiana, e vanta un primato mondiale superato soltanto dalla Cina». Nonostante l’indifferenza legislativa, però, il consumo della carne di coniglio incontra il favore dei consumatori, che attribuiscono al coniglio italiano valenze dietetiche e nutrizionali importanti. «Per questo – conclude De Bonis –, è necessaria una campagna di comunicazione nazionale sulla carne di coniglio, che trasmetta questi valori al grande pubblico. Basterebbe poco quindi, per rilanciare i consumi e ristabilire il necessario equilibrio di mercato».