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Carni ovine, gli import sono sicuri

 

Il ministero della Salute assicura sulla qualità dei controlli

 
   

ROMA (18 marzo 2008) - Il livello di vigilanza sulla filiera delle carni e sulla salute degli animali destinati alla macellazione in Italia è alto. È quanto afferma il ministero della Salute in merito a presunti rischi derivanti dall’importazione in Italia di carni, soprattutto ovine, più intenso nel periodo delle festività pasquali. «Dall’insieme dei controlli effettuati dagli Uffici veterinari per gli adempimenti comunitari (Uvac) sia ai Posti di ispezione frontaliera (Pif) – sottolinea il ministero –non è stata evidenziata l’esistenza di un rischio significativamente maggiore per questa tipologia di animali rispetto a quelli di provenienza nazionale». In Europa, spiegano dal ministero, «è l’autorità del Paese membro che spedisce a farsi garante del rispetto di tutte le

Ovini
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condizioni sanitarie necessarie, visto che l’Ue ha abolito i controlli i controlli alle frontiere anche di natura sanitaria». Lo stato che riceve, invece, non può effettuare controlli in maniera sistematica, ma soltanto a sondaggio, attraverso le Asl territoriali. Per la merce che arriva direttamente da un paese extra Ue i controlli si effettuano nei Posti di ispezione frontaliera. Una volta giunti in Italia e avviati al macello, chiariscono gli esperti dell’ufficio II della Direzione generale sanità animale e farmaco veterinario, tutti gli animali sono sottoposti dai veterinari delle Asl a una visita “ante mortem” e a un’ispezione sanitaria delle carcasse dopo la macellazione; parte di queste è sottoposta anche al prelievo di campioni per analisi di laboratorio. Controlli sicuri, dunque, ma le informazioni dettagliate valgono per la filiera bovina, mentre per altre filiere il sistema è da completare, e su questo il ministero è al lavoro. Il Sistema di identificazione e registrazione degli allevamenti e degli animali è pienamente operativo per i capi bovini. È alto, infatti, il grado di completezza della Banca dati nazionale (Bdn), gestita per conto del ministero dall’Istituto zooprofilattico sperimentale Abruzzo e Molise, con sede a Teramo. Per quanto riguarda gli ovini e caprini, invece, la normativa prevede che in Bdn siano registrate obbligatoriamente soltanto le informazioni anagrafiche riguardanti le aziende e gli allevamenti, i proprietari e i detentori degli animali, il censimento annuale degli animali. «Non è obbligatorio – sottolinea il ministero – registrare le informazioni riguardanti i singoli capi (gli identificativi individuali) né tantomeno le informazioni riguardanti gli spostamenti degli animali». Da luglio 2005, secondo gli ultimi dati disponibili, sono stati censiti 8.457.998 capi ovini e caprini, relativi a 104.489 allevamenti (pari a circa il 75% del totale degli allevamenti registrati). Da altre fonti statistiche, fanno sapere dal ministero, è «verosimile ritenere che il patrimonio ovicaprino nazionale non superi i 9 milioni di capi e che i capi ancora mancanti al censimento annuale probabilmente si riferiscono ad allevamenti familiari o amatoriali di consistenza scarsamente significativa (2-3 capi per allevamento)». Ma dal 31 dicembre 2009 l’identificazione elettronica degli animali della specie ovina e caprina sarà obbligatoria. La decisione è tutta italiana, visto che questo non è un obbligo previsto dalle norme Ue. Per quanto riguarda i capi suini, la Bdn contiene le informazioni anagrafiche sulle aziende e gli allevamenti, proprietari e detentori degli animali, spostamenti degli animali considerati per partita o lotto (ma non individualmente). Proprio su quest’ultimo punto il ministero afferma: «Si assiste a un progressivo miglioramento nell’andamento delle registrazioni in Bdn ma è ancora poco soddisfacente. Abbiamo informazioni anagrafiche aziendali riguardanti l’avicoltura, gli equini (la cui anagrafe però è gestita dall’Unire) e in piccola parte per quanto riguarda api e conigli. In futuro – conclude il ministero della Salute – si intende completare l’implementazione delle anagrafi (con l’inserimento di informazioni riguardanti lo stato sanitario delle aziende) e estenderle anche ad altre specie allevate (acquicoltura)».

 
   
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