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Carne, export e innovazione per superare la crisi |
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Università di Bologna: «E nel 2009 a sorpresa giù il prezzo dei cereali» |
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VERONA (11 luglio 2008) - «L’export e l’innovazione come chiave di volta per rilanciare il settore della carne, soprattutto all’estero, visto che i consumi interni non sembrano destinati a riprendere quota. L’impasse in cui versa la zootecnia da carne, però, potrebbe subire una svolta nei prossimi mesi. Tutto dipenderà dal mercato dei cereali, che potrebbe nel 2009 subire un brusco rallentamento dei prezzi e favorire la ripresa dell’allevamento». Lo dichiara in un’analisi per Eurocarne (www.eurocarne.it), il Salone internazionale delle tecnologie per la lavorazione, conservazione, refrigerazione e distribuzione delle carni, in programma a Veronafiere dal 21 al 24 maggio 2009, giunto alla sua 24ª edizione, Giorgio |
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| Amadei, professore emerito di Economia agraria all’Università di Bologna, attuale presidente dell’Accademia nazionale di Agricoltura. Partendo da un bilancio positivo: «Il 2008 è una buona annata,soprattutto per i cereali, e quest’anno l’agricoltura darà un bel contributo all’economia nazionale». La zootecnia e i consumi di carne.«La zootecnia è il settore che sta scontando maggiori difficoltà – analizza il professor Amadei – ma il meccanismo di contrazione è dovuto al fatto che in Italia abbiamo principalmente una zootecnia da ingrasso, basata sul cereale. L’aumento dei costi della razione alimentare ha comportato una flessione nei redditi degli allevatori». Eppure, secondo i dati Eurostat rilanciati nei giorni scorsi da alcuni media, l’allevamento bovino nell’Unione europea sarebbe cresciuto dello 0,3% rispetto al 2007. «Queste percentuali non sono particolarmente significative – commenta il presidente dell’Accademia nazionale di Agricoltura – perché nei calcoli statistici non bisogna mai dimenticare che esiste un margine di errore e uno 0,3% in più altro non significa che una situazione statica nel suo complesso. Potrebbe esserci stato un aumento reale, ma che valuterei come trascurabile, così come una contrazione, che giudicherei altrettanto trascurabile. Comunicare percentuali così è francamente dare i numeri senza riflettere». Più significativi i dati Istat diffusi proprio in questi giorni sul calo dei consumi alimentari, che hanno travolto anche la carne (quella bovina ha subito una battuta d'arresto del 3,4%), ad esclusione del pollo (+1,5%). «La fotografia dell'Istat è assolutamente corretta e significativa – certifica Amadei – anche perché il consumo di carne non è più quello di una volta, principalmente per due motivi: i bilanci della famiglie e il potere d'acquisto sono diminuiti e la popolazione è invecchiata. E gli anziani grandi quantità di carne non ne consumano». Quali soluzioni per il comparto della carne? «Escludendo che l'Italia adotti un Piano nazionale per la zootecnia da carne, in quanto non se ne vede traccia e forse nemmeno volonta' all'orizzonte –osserva il professor Amadei – il futuro per la carne non è di lettura immediata. Certo bisognerà puntare sull'innovazione all'interno della filiera e nell'offerta al consumatore, aspetto quest'ultimo non facile, dal momento che la carne è un prodotto maturo. La quarta gamma e i porzionati a dimensione-single ci sono già, la varietà di tagli sui banchi di macellazione è piuttosto ampia. Bisognerà continuare comunque su questa strada per rinnovare. In futuro, comunque, per l'Italia intravedo margini di crescita nelle esportazioni, verso mercati in espansione come ad esempio Russia ed Europa Centro-Orientale, ma anche prodotti come la carne conservata, lavorata, affumicata potranno incidere positivamente sul settore». Filiera corta La cosiddetta filiera corta, invece, con gli imprenditori agricoli investiti anche delle operazioni di macellazione e vendita delle carni prodotte in azienda, pur essendo una strada percorribile resta relegata al ruolo di soluzione-tampone. «È una soluzione anche questa – riflette il professore – ma innanzitutto non arricchisce l'allevatore e poi forse non è nemmeno così conveniente per il consumatore. Se da un lato l'acquisto in azienda agricola consente un risparmio sul prodotto e senza dubbio un guadagno sul versante qualitativo, nella società attuale bisogna calcolare anche il valore del tempo e il costo degli spostamenti. Andare negli spacci aziendali comporta quanto meno un investimento di tempo, che non tutti hanno». Cerealicoltura «Quest'anno la produzione cerealicola è stata favorevole e si prevede in Italia per il frumento un aumento produttivo del 20% – preconizza Giorgio Amadei – con effetti positivi sulle importazioni dall'estero, che potrebbero diminuire di circa 4 milioni di tonnellate: un alleggerimento della dipendenza cronica che l'Italia sconta sul fronte cerealicolo». Con l'aumento delle produzioni e con la previsione che «granai» importanti a livello mondiale come appunto Australia, Russia e Stati Uniti accelerino sull'export, il professor Amadei non esclude affatto per il 2009 un'inversione di tendenza sul prezzo, con una contrazione dei listini delle materie prime. «Sarà poi interessante vedere se i derivati dei cereali seguiranno lo stesso andamento, in caso di ribasso delle commodities. Francamente non ci credo, ma sarà come una partita a poker: si andrà a vedere». Se dovesse verificarsi una diminuzione dei prezzi dei cereali, inoltre, le conseguenze si avrebbero anche sulle produzioni animali. «Una frenata dei cereali consentirà alla zootecnia di riprendere slancio, anche se bisognerà tenere in conto altre variabili, come ad esempio il rapporto euro/dollaro, che al momento ci penalizza notevolmente e diffusamente sul fronte della competitività». |
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