delle carcasse e i rimborsi assicurati agli agricoltori danneggiati per la ricostituzione delle mandrie. In totale 66 milioni di euro, tra fondi regionali, ministeriali e comunitari per gli indennizzi. «Questa – sottolinea Cozzolino – sarà anche l’occasione per eradicare completamente l’infezione e rilanciare l’allevamento in tutta la Campania, fermo restando che le mandrie della Piana del Sele, in provincia di Salerno, sono del tutto indenni». I problemi si sono concentrati infatti nella zona del Casertano. «L’obiettivo – spiega il commissario – è quello di lavorare a stretto contatto con le forze dell’ordine. Si tratta di una opportunità unica per eradicare completamente nell’arco di uno, al massimo due anni, la brucellosi dagli allevamenti campani. Va sottolineato tuttavia che la mozzarella che viene venduta ed esportata è assolutamente sicura, in quanto assiduamente controllata e i capi infetti isolati dal resto delle mandrie». L’esame del Dna, secondo quanto assicura Cozzolino, consentirà che vengano separati, senza alcuna possibilità di equivoco i capi infetti da quelli sani. Molti di questi capi sono portatori sani ma, qualora si riscontri la presenza di brucella, dovranno essere abbattuti per evitare che trasmettano la malattia agli altri capi della mandria. Cozzolino ha acquisito i dati forniti da Guardia di finanza e Nas e dai direttori generali delle Asl di Caserta 1 e 2 di Napoli 2 e ora, e si parte immediatamente con l’identificazione della filiera per gli abbattimenti, dei macelli e dello smaltimento delle carcasse. «I tempi – assicura il commissario – dovranno essere assolutamente brevi, così come anche l’indennizzo agli allevatori che si sono già detti favorevoli, insieme con le associazioni di categoria, a partecipare a questo progetto. Le operazioni, proprio grazie al coinvolgimento delle forze dell’ordine, saranno effettuate all’insegna della "massima trasparenza».
Intatno, i produttori di mozzarella di bufala campana tendono a precisare che il loro prodotto e sicuro e che non ci sono problemi di salute per i consumatori. «Bisogna rassicurare i consumatori che quello che sta avvenendo nel settore è un dato quasi fisiologico e non c’é dubbio sulla qualità della mozzarella di bufala». È questo il giudizio del direttore dell’Anasb, Associazione Nazionale Allevatori specie bufalina, Angelo Coletta. Rassicurazioni circa la qualità delle produzioni arrivano anche dal presidente del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana, Vito Rubino, secondo il quale «non è assolutamente in discussione, in questa fase, l’apporto di latte dagli allevamenti alle strutture casearie poiché il latte brucellotico già ora non entra nel circuito della mozzarella Dop». I numeri relativi alla quantità di capi di bufale da abbattere, stimata in 30 mila animali, provengono direttamente dall’Istituto zooprofilattico, su un totale nazionale di 400 mila capi. Ma è una questione già nota agli addetti ai lavori e alle istituzioni, niente di nuovo sotto il sole, dunque per Coletta che ha ricordato come «é già un anno e mezzo che siamo a conoscenza di questo problema e ci sono state interrogazioni parlamentari formulate al riguardo, ad una di queste, il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro, ha risposto dicendo che i capi da abbattere sono addirittura 60 mila. E si tratta di documenti pubblici. Dopo alcune indagini si é giunti ad un numero molto più contenuto che comunque scaturisce dalle normali indagini di profilassi che si effettuano sugli animali». Quanto alle accuse di connivenza di veterinari e allevatori con la camorra, secondo Coletta, la magistratura, ha già condotto un’indagine per verificare se effettivamente sussiste una connivenza con le organizzazioni criminali, «da quell’indagine non è emerso nulla – conclude il direttore dell’Anasb – il settore, invece ne è stato danneggiato». All’emergenza rifiuti che aveva già colpito il comparto della mozzarella di bufala, facendo registrare un calo di produzione, oggi si aggiunge anche lo spettro della brucellosi. Il comparto della mozzarella di bufala conta 3000 allevamenti in Italia, di cui 1700 in Campania e di questi poco più di 1000 sono concentrati nella provincia di Caserta. I capi di bestiame, su un totale di 400 mila a livello nazionale, sono 270 mila in Campania e, di questi, 190 mila fanno parte di allevamenti attivi in provincia di Caserta.