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Lingua blu, Francia auspica accordo

   

Ianì: «Le associazioni zootecniche collaboreranno con le istituzioni»

 
   

LIONE (11 aprile 2008) - «È stata una riunione assolutamente informale, nella quale ho constatato la volontà da parte delle associazioni zootecniche a collaborare con le istituzioni». A dichiararlo il Commissario straordinario del Governo per le emergenze zootecniche, Ettore Ianì, al termine della convocazione presso il Mipaaf dei rappresentanti di Assocarni, Aia, Uniceb, Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Confcooperative- Fedagri. Dopo il blocco del tunnel del Monte Bianco, infatti, Ianì ha convocato nel pomeriggio gli allevatori italiani per verificare le loro preoccupazioni in merito alle conseguenze dei potenziali danni che procurerebbe il siero tipo 8 della “lingua blu” in Italia. Nel corso dell'incontro, pur apprezzando le

Mucche
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strategie di tutela messe in atto dal ministero della Salute, i rappresentanti del settore si sono detti preoccupati del rigido blocco delle movimentazioni degli animali sensibili alla malattia attuato nelle zone di restrizione, che sono Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e una parte del Trentino.

La polemica La Francia si augura di concludere prossimamente un accodo con l’Italia per permettere la ripresa delle esportazioni francesi dei bovini vaccinati contro la febbre catarrale verso l’Italia. Lo ha detto il ministro francese dell’agricoltura Michel Barnier che aggiunge: «Tenuto conto del ritmo attuale della vaccinazioni per i vitelloni, la ripresa degli scambi potrà intervenire nel prossimo maggio». Intanto continua la polemica Italia-Francia sulla febbre catarrale degli ovini e dei bovini, la cosiddetta lingua blu. Gli agricoltori francesi hanno bloccato l’ingresso del tunnel del Monte Bianco del versante d’oltralpe per protestare contro la mancata compensazione delle perdite subite per la crisi del settore ovino dovute alla febbre catarrale, la cosiddetta lingua blu. L’Italia, principale sbocco di bestiame francese, aveva già chiuso le frontiere lo scorso 3 marzo a causa della mancata vaccinazione degli animali trasportati. Una decisione che ha a dir poco indispettito i cugini francesi che ora sono scesi in strada. «Siamo venuti in 300 con un centinaio di camion, nel quadro di una manifestazione nazionale, con i commercianti di bestiame provenienti da tutta la Francia, ha spiegato Christian Berthet, responsabile nel territorio Rhone-Alpes della Federazione francese di commercianti di bestiame (Ffcb). La lingua blu, che non è contagiosa per gli esseri umani, costituisce invece un grave pericolo per il bestiame. Sono stati circa undici mila i casi registrati in Francia alla fine del 2007 e l’epidemia non sembra ancora essersi fermata. E da Parigi avevano preannunciato lunedì scorso, aiuti per gli agricoltori per sei milioni di euro. Quella tra Italia e Francia è diventata una vera e propria guerra commerciale quindi, che potrebbe mettere a rischio i rapporti diplomatici tra i due Paesi. E proprio al fine di evitare crepe nei rapporti con i cugini di oltre frontiera, la Coldiretti fa sapere di aver avviato contatti ufficiali con la Fnsea, la principale organizzazione degli imprenditori agricoli francesi. «Si tratta di una manifestazione che – sostengono dall’organizzazione agricola – segue la riunione a livello comunitario del Comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali. Nella quale si è deciso che è possibile movimentare solo gli animali vaccinati o naturalmente immuni dalla malattia che comunque non contagia gli uomini».
Intanto la presidenza della Regione autonoma Valle d’Aosta ha attivato il Piano di emergenza viabilità principale deviando il traffico internazionale automobilistico verso il traforo del Gran San Bernardo che unisce l’Italia alla Svizzera. «Oggi l’esempio francese pone non poche domande sull’espansione della malattia della “lingua blu” anche nelle zone vocate della Pianura Padana». Di qui la richiesta della convocazione di un incontro con i ministeri competenti ed il Commissario straordinario per le emergenze zootecniche. Questa la posizione espressa dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia) in una nota, dopo il blocco del tunnel del Monte Bianco da parte dei commercianti di bestiame francesi. La Cia ricorda che la lingua blu, malattia degli ovicaprini e dei bovini, non trasmissibile all’uomo, sta colpendo con un sierotipo particolarmente virulento la Francia e i Paesi del Nord Europa. In Italia, pochi anni fa, spiega la Cia, altri sierotipi di “lingua blu” investirono i nostri allevamenti del Centro Sud. Le misure intraprese per debellare la malattia, vaccinazione e mancata movimentazione «colpirono drammaticamente la zootecnia di quelle aree. E come spesso succede in Italia e nella Ue le misure stanziate per coprire i danni diretti e indiretti subiti dagli allevatori furono inconsistenti». L’associazione chiede quindi l’immediata convocazione di un incontro con i ministeri competenti e il commissario straordinario per le Emergenze zootecniche, Ettore Ianì, anche alla luce dell’approvazione da parte del Comitato permanente sulla catena alimentare e salute animale di una bozza di regolamento che modifica le regole per lo spostamento degli animali approvato ieri a Bruxelles. «Un incontro – prosegue la Cia – che da un lato chiarisca gli effetti del blocco sull’importazione degli animali che provengono dalle stalle francesi e, dall’altro, dia certezza agli allevatori italiani sulle future misure per debellare la malattia, che devono in ogni caso garantire lo sviluppo del settore zootecnico in Italia».

 
   
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