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Aviaria,  nessun segnale sul rischio mutazione virus

   

Il commissario per le emergenze zootecniche replica alla Cina

 
   

ROMA (12 marzo 2008) - «Periodicamente siamo raggiunti da messaggi allarmistici sull’influenza aviaria e le sue conseguenze sulla salute umana, ma, almeno nei paesi industrializzati occidentali, dove sono rispettate le norme igienico-sanitarie e vengono effettuati accurati controlli veterinari sui volatili, il rischio di danni agli esseri umani è ridotto al minimo». Così Ettore Ianì, commissario straordinario del Governo per le emergenze zootecniche, ha commentato le dichiarazioni rilasciate alla stampa cinese dal medico Zhong Nanshan, secondo il quale il virus dell’H5N1 potrebbe aver subito una mutazione tale da riuscire ad attaccare più facilmente l’organismo umano. Le possibilità di tale mutazione risiederebbero, secondo

Aviaria
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l’esperto cinese,  nella circolazione simultanea del virus dell’aviaria e di quello dell’influenza umana.
A escludere l’esistenza di un alto livello di rischio è stato anche il microbiologo italiano Michele La Placa, dell’Università di Bologna, secondo il quale il rischio che il virus dell’influenza aviaria possa subire una mutazione che lo faccia diventare pericoloso per l’uomo «non si può escludere ma a oggi non c’è nessun segnale di un rischio più alto per qualche particolare ragione». Attualmente, osserva La Placa, «la situazione è assolutamente tranquillizzante». Il rischio che il virus animale e quello umano possano ricombinarsi è, infatti, «estremamente basso». I due virus devono «infettare contemporaneamente la stessa identica cellula di un organismo con un numero sufficienti di recettori in grado di essere infettati da entrambi i virus». Recettori di questo tipo, per esempio, si trovano nel maiale. «Anche in questo caso – spiega La Placa – i due tipi di virus devono penetrare nella stessa cellula». Solo in questo ambiente, infatti, può accadere che il patrimonio genetico di entrambi i virus si assembli in modo che cromosomi del virus animale entrino a far parte del genoma del virus umano o viceversa. «Nella maggior parte dei casi il nuovo virus che ne risulta è letale. Tuttavia – aggiunge l’esperto – è rarissimo che un virus ricombinante di questo tipo riesca a riprodursi facilmente e inoltre che sia in grado di infettare l’uomo». Naturalmente, prosegue, il rischio è teoricamente maggiore durante l’inverno, quando il virus umano e quello animale circolano entrambi, ma si tratta comunque di un rischio «estremamente modesto». Tanto che nonostante non si possa escludere il rischio di una mutazione, questo attualmente «non è maggiore rispetto al passato e non ci sono segnali che potrà aumentare l’anno prossimo». Dall’inizio del 2008 in Cina tre persone sono morte a causa dell’influenza aviaria, dopo essere state a stretto contatto con volatili malati. Altri casi si sono verificati in Vietnam, Indonesia, Egitto, Thailandia, Azerbaijan e  Turchia, fermandosi alle porte dell’Europa.  “La situazione nei Paesi europei, allo stato attuale, non  desta preoccupazione ma non ci autorizza ad abbassare la guardia –afferma Ianì- Continueremo a monitorare tutti i casi a rischio e a fare prevenzione”.

 
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
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