l’esperto cinese, nella circolazione simultanea del virus dell’aviaria e di quello dell’influenza umana.
A escludere l’esistenza di un alto livello di rischio è stato anche il microbiologo italiano Michele La Placa, dell’Università di Bologna, secondo il quale il rischio che il virus dell’influenza aviaria possa subire una mutazione che lo faccia diventare pericoloso per l’uomo «non si può escludere ma a oggi non c’è nessun segnale di un rischio più alto per qualche particolare ragione». Attualmente, osserva La Placa, «la situazione è assolutamente tranquillizzante». Il rischio che il virus animale e quello umano possano ricombinarsi è, infatti, «estremamente basso». I due virus devono «infettare contemporaneamente la stessa identica cellula di un organismo con un numero sufficienti di recettori in grado di essere infettati da entrambi i virus». Recettori di questo tipo, per esempio, si trovano nel maiale. «Anche in questo caso – spiega La Placa – i due tipi di virus devono penetrare nella stessa cellula». Solo in questo ambiente, infatti, può accadere che il patrimonio genetico di entrambi i virus si assembli in modo che cromosomi del virus animale entrino a far parte del genoma del virus umano o viceversa. «Nella maggior parte dei casi il nuovo virus che ne risulta è letale. Tuttavia – aggiunge l’esperto – è rarissimo che un virus ricombinante di questo tipo riesca a riprodursi facilmente e inoltre che sia in grado di infettare l’uomo». Naturalmente, prosegue, il rischio è teoricamente maggiore durante l’inverno, quando il virus umano e quello animale circolano entrambi, ma si tratta comunque di un rischio «estremamente modesto». Tanto che nonostante non si possa escludere il rischio di una mutazione, questo attualmente «non è maggiore rispetto al passato e non ci sono segnali che potrà aumentare l’anno prossimo». Dall’inizio del 2008 in Cina tre persone sono morte a causa dell’influenza aviaria, dopo essere state a stretto contatto con volatili malati. Altri casi si sono verificati in Vietnam, Indonesia, Egitto, Thailandia, Azerbaijan e Turchia, fermandosi alle porte dell’Europa. “La situazione nei Paesi europei, allo stato attuale, non desta preoccupazione ma non ci autorizza ad abbassare la guardia –afferma Ianì- Continueremo a monitorare tutti i casi a rischio e a fare prevenzione”.