questa
specie, e non perché la considerasse
alla stregua di una macchina produttiva.
Ma oggi è più difficile allontanare questo
pensiero, anche perché i 200 euro
per Unità bovino adulto (1Uba = 1 asino
di età superiore a 6 mesi) per l’asino
ragusano e i 500 per quello pantesco,
previsti ogni anno dal nuovo Psr,
contribuiscono a dare l’idea di una fonte
di reddito su più fronti. Sotto l’egida
della multifunzionalità. Le funzioni dell’asino,
infatti, sono molteplici: dalla
produzione di latte, a quella di carne fresca
o insaccata, all’utilizzo degli animali
nella pet-therapy e nel turismo rurale.
In ambito comunitario l’interesse intorno
all’asino è aumentato per via dell’esigenza
di favorire lo sviluppo socioeconomico
e ambientale di molte
aree interne. E per questo l’azione
214/1D del Psr, sull’allevamento di razze
autoctone a rischio di estinzione o di
abbandono (tra cui l’asino ragusano e
quello pantesco), è associabile anche alle
altre azioni della sottomisura agroambientale
214/1. Un importo complessivo
di oltre 500 milioni di euro da dividere
con la sottomisura 214/2 destinata al“Sostegno alla conservazione delle risorse
genetiche in agricoltura”. E ci sono
buone probabilità che bastino per tutti
gli esemplari, visto che la consistenza
delle due razze autoctone è limitata. Si
contano infatti circa 1.400 riproduttrici
per l’asino ragusano e appena 37 per
quello pantesco.