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Dal mondo del vino una mano all’ambiente

 

Agroenergia in primo piano nella kermesse Rosso di Sicilia

 
   
di Marina Di Leo    
     

RAGUSA (10 dicembre 2007) – Il mondo del vino non finisce mai di stupire: chi, per esempio, avrebbe mai pensato ai vigneti come fonte di agroenergia? Proprio così: con un chilo di tralci provenienti dalla potatura si può produrre un chilowatt di energia. Si è parlato anche di questo nel castello di Donnafugata, a Ragusa, nel corso della tre giorni di “Rosso di Sicilia”, che si è conclusa ieri. La rassegna, giunta alla quinta edizione, è stata aperta dall’assessore regionale all’Agricoltura, Giovanni La Via. I lavori si sono concentrati sugli aspetti legati all’enoturismo e all’agroenergia, senza tralasciare le tecniche di coltivazione e vinificazione. Per quanto riguarda la produzione di combustibili da biomasse, Vincenzo D’Alberti, del

Vigneti agro
 
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dipartimento Ricerche energetiche e ambientali dell’Università di Palermo, ha illustrato uno studio di fattibilità realizzato per la cantina Europa di Petrosino, nel Trapanese, provincia in cui è concentrata la maggiore percentuale dei vigneti dell’Isola. L’uso delle biomasse (limitatamente ai tralci, due tonnellate per ettaro) consentirebbe alla cantina risparmi di combustibile fossile per 500 mila tonnellate, con una riduzione di emissioni di CO2 pari a 1.100 tonnellate. I residui della potatura verrebbero raccolti da appositi macchinari e sottoposti a un processo di gassificazione, metodo che – secondo D’Alberti – «al momento fornisce i migliori risultati». Fabio Matera del Cnr Itae ha inoltre sottolineato che «anche le vinacce e i sottoprodotti agroalimentari possono essere trasformati in biogas». E in Sicilia – ha aggiunto Lorenzo Spadaro, sempre del Cnr Itae – «un colosso come l’Eni sta già puntando su impianti a biomasse per produrre gas di sintesi, mentre il residuo liquido può essere successivamente trattato per ottenere carburanti simili alla benzina». Per quanto riguarda l’enoturismo, unanime è stata la richiesta di coordinare gli sforzi, soprattutto nella comunicazione. Le cosiddette Strade del vino, attualmente dodici, potrebbero aprire nuovi sbocchi al turismo enogastronomico, con ricadute positive per lo sviluppo delle zone rurali. Emerge così la nuova filosofia che caratterizzerà il futuro dell’agricoltura: la nascita di aziende multifunzionali, capaci innanzitutto di dar vita a produzioni di qualità, ma anche di offrire ospitalità e produrre agroenergia, con evidenti vantaggi per l’ambiente e, a medio termine, per l’economia del territorio circostante. Oltre agli incontri tecnici fra studiosi, produttori e rappresentanti delle istituzioni, “Rosso di Sicilia” ha organizzato anche “incontri golosi” condotti dai giornalisti enogastronomici Nino Aiello e Giancarlo Lo Sicco, durante i quali sono stati degustati interessanti vini isolani abbinati a prodotti tipici del Ragusano. Quest’anno, inoltre, è stato istituito un premio, assegnato all’enologo Salvo Foti, da tempo impegnato nella realizzazione di vini di qualità, caratterizzati da uno stretto legame con il territorio e da un rigoroso processo produttivo. «Del resto – ha detto l’enologo – il primo ingrediente del vino è l’onestà di chi produce».

 
   
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