prevedo nell’immediato un assalto dei cinesi alle nostre aree di produzioni vitivinicole – dice la vice presidente di Enoteca italiana e produttrice a Montalcino, Donatella Cinelli Colombini –. Il vino made in Italy è del resto da poco presente sul mercato cinese, anche se l’Italia ha il monopolio dell’export di macchinari e l’Enoteca italiana ha avviato una scuola di formazione enologica a Shanghai. La cultura dei consumatori cinesi – osserva Cinelli Colombini – è ancora ispirata alla Francia; così come i loro primi esempi di enoturismo con due tenute con tanto di castello nei pressi di Pechino e nella penisola al confine con la Korea dove si concentra la piccola produzione vitivinicola made in China. Solo i consumatori molto evoluti, i cinesi che viaggiano all’estero e conoscono la nostra cucina, al momento cercano il vino italiano; gli altri, più che degustare il prodotto, apprezzano il packaging e le etichette». «In un mercato sempre più globalizzato i compratori cinesi dimostrano, con questa prima compravendita a Bordeaux, un approccio più convinto al mercato della qualità e – commenta il direttore generale della Carpené Malvolti Spa, Antonio Motteran – bene fa il sistema Italia ad approdare sul mercato del Celeste Impero con un lavoro di squadra, che contempla le iniziative di promozione quali il “Vinitaly China” così come i wine-tasting delle 18 firme dei Grandi Marchi, e un programma speciale per l’appuntamento di Pechino 2008 che certamente farà da volano per l’export nazionale e consentirà di recuperare il vantaggio che ora hanno i francesi».