rigide regole della riserva che copre quasi tutta l’isola (l’80% tra zone Zps e Sic), per la contrazione della manodopera con il passare delle generazioni e per la quasi impossibile meccanizzazione delle procedure di raccolta a causa dei terrazzamenti su cui si coltiva la vite». Quest’anno, inoltre, le piante sono state colpite dalla Peronospora, che ha distrutto buona parte del raccolto. «Presenteremo il nostro programma di rilancio a tutte le istituzioni competenti – prosegue Lo Re –. Non c’è altra strada per preservare questa importantissima risorsa. La cosa più importante è incentivare i contadini con finanziamenti regionali o comunitari e, dove si può, agevolarli con la meccanizzazione». Il calo comunque sembra quasi irreversibile: se nel 1973 i quintali d’uva erano 450 mila, nel 1990 si erano già ridotti a 240 mila, per poi scendere ancora a 38 mila l’anno scorso e ad appena 25-30 mila nell’ultima vendemmia. Lo scorso anno sono state confezionate 2,1 milioni di bottiglie, che rappresentano lo 0,59% della produzione regionale. Le uve di Pantelleria hanno, comunque, raggiunto quotazioni interessanti anche a causa della riduzione del prodotto: le uve Doc sono vendute a 100 euro al quintale, sessanta per le Igt, mentre l’uva passa raggiunge i 600-700 euro al quintale. Quest’anno nei primi tre trimestri gli ettolitri imbottigliati sono 8465, di cui 1120 di moscato, 719 di passito e 6626 di vino bianco di Pantelleria Le aziende vitivinicole a Pantelleria sono 28, ma solo due raggiungono livelli internazionali. «Il nostro obiettivo – conclude Lo Re – è arrivare ai 50 mila quintali per una produzione di qualità a un regime costante. La nostra resta comunque una produzione di nicchia, che però, se valorizzata, può dare grande impulso all’economia pantesca».