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Ocm vino, occupazione a -5,1% e prezzi a -7%

   

Ecco gli effetti che avrà la riforma dopo l’entrata in vigore

   
     

ROMA (18 ottobre 2007) - Riduzione dei prezzi del vino del 7%, calo dell’occupazione nel 2009 del 5,1%, cessazione dell’attività di una parte delle attuali 8.600 cantine cooperative o vinificatori privati, mentre alcune distillerie europee potrebbero essere spinte a chiudere. Sono questi gli effetti più critici che avrà la riforma del vino nei primi anni della sua entrata in vigore secondo quando previsto dalla valutazione d’impatto realizzata dalla Commissione europea. In particolare, la Commissione prevede «un progressivo assorbimento delle eccedenze vitivinicole». «Tuttavia – si legge nella relazione – il settore dovrebbe fare i conti con una riduzione dei prezzi a breve termine del 7%, ma garantirebbe

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con il passare del tempo la loro stabilizzazione». In ogni caso, la riduzione dei prezzi corrisponderebbe ad una «perdita di reddito a breve termine» per i produttori di vino. La Commissione si aspetta che nell’anno della più alta percentuale di estirpazione dei vigneti (2009) l’occupazione nelle aziende scenderà del 5,1%. Il calo si dovrebbe ridimensionare gradualmente negli anni successivi per stabilizzarsi attorno a -3,3%, percentuale che, secondo la Commissione, «corrisponde al decremento dell’occupazione agricola previsto nell’ipotesi del proseguimento del regime attuale». Il regime di estirpazione, invece, «provocherà la cessazione dell’attività di una parte delle attuali 8.600 cantine cooperative o vinificatori privati che occupano circa 76 mila persone in tutta l’Ue». Quanto alle distillerie (che solo in Italia, Francia e Spagna raggiungono il numero di 256 con 6.800 addetti), alcune potrebbero essere spinte a chiudere in seguito all’abolizione delle misure alla distillazione. Nel documento di valutazione d’impatto la Commissione rileva, infine, come la riforma proposta «aumenterebbe il livello di sussidiarietà della normativa di settore, dal momento che la dotazione finanziaria nazionale permetterebbe agli Stati membri di scegliere tra una serie di misure alternative».
 
   
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