della Germania, che si arrivi a 5 o 6 gradi» e l’indicazione in etichetta ove ci sia l’aggiunta di saccarosio. Riguardo a questa misura Federvini, Uiv, Federdoc e Confagricoltura hanno espresso alcune riserve, mentre la Cia-Confederazione italiana agricoltori che punta ad ottenere una riforma che sia orientata «alla semplificazione e alla promozione, in una maggiore trasparenza e tutela dei redditi dei produttori», le ha condivise. Le Centrali cooperative agricole, come affermato dl presidente del Coordinamento cooperativo, Paolo Bruni, «hanno espresso rammarico per la perdita del pilastro prioritario della riforma», mentre il segretario generale della Uila-Uil, Stefano Mantegazza, ha posto l’attenzione sulla salvaguardia dell’occupazione, ricordando che «il settore della distillazione dei sottoprodotti è un importante comparto che conta 5 mila posti di lavoro». Quanto alla difesa del patrimonio vitato, Giuseppe Martelli, direttore di Assoenologi ha messo in guardia rispetto alla possibilità di un deprezzamento del vigneto italiano, a fronte della liberalizzazione dopo il 2013, sottolineando che«il processo è già in corso da almeno due anni in alcune zone della Sicilia». Sui punti da portare avanti nel negoziato come il budget comunitario, la liberalizzazione degli impianti dopo il 2013, l’etichettatura, con l’indicazione del vitigno e dell’annata per i vini da tavola, la distillazione dei sottoprodotti e la garanzia di vinificazione entro le zone a denominazione, il ministro De Castro ha riscontrato una larga condivisione, al punto che il dato positivo dell’intera riunione, secondo De Castro, è stata proprio «l’unitarietà di massima raggiunta dalla filiera».