interesse manifestato per il mercato indiano, sono ancora frenate da un dazio del 150% al quale si aggiungono le accise dei governi locali, che ad esempio nello Stato del Maharashtra, il maggior consumatore di vini importati, sono state recentemente innalzate al 200%. «La nostra manifestazione – spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, ente organizzatore di Vinitaly India – è l’unica mostra dedicata ai vini italiani e dopo tre anni di presenza diretta in India con il brand e il know-how di Vinitaly il riscontro è molto positivo». A Mumbai Vinitaly ha riscosso un notevole successo, con una presenza di oltre 500 operatori specializzati. Settanta le aziende italiane espositrici che hanno avuto la possibilità di avere numerosi contatti con i buyer indiani. Un successo che sembra destinato a ripetesi anche nella capitale indiana. Nelle prime ore della manifestazione a New Delhi sono già oltre 500 i buyer specializzati arrivati. Nel 2006 i prodotti enologici hanno rappresentato la principale voce dell’esportazione agroalimentare italiana sul mercato indiano. I vini presenti sono soprattutto quelli della categoria premium, in particolare della fascia fra i 17 e i 37 euro, ma nella ristorazione di lusso i prezzi partono dai 35 euro per arrivare fino ai 100-150 euro di un Brunello o di un Barolo. I produttori di vino italiani hanno scelto di puntare in India su un mercato qualificato, trainati dalla ristorazione di lusso apprezzata dalle fasce sociali più abbienti. «Il vino è in crescita nel nostro Paese – sottolinea il ministro indiano Subodh Kant Sahai – anche perché i medici indiani stanno consigliando il consumo di un paio di bicchieri di vino rosso al giorno». |
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