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Nel 2007 bene l'export di vino, male i consumi

   

L’Uiv: «Tensioni sui prezzi alla produzione e scarsa vendemmia»

 
   

ROMA (11 gennaio 2008) - Buone le esportazioni, avara la vendemmia, in tensione i prezzi interni alla produzione, fermi i consumi nazionali. Sono i tratti caratteristici del 2007 vitivinicolo italiano delineati oggi dall’Unione italiana vini (Uiv) in un’analisi apparsa su focuswine.it, il sito specializzato dell’Unione dei produttori vitivinicoli della Penisola. La produzione del 2007 è stata notevolmente inferiore rispetto al passato. «Decisivo – spiega l’Uiv – è stato il fattore vendemmia, che stabilizzatasi a ridosso dei 40 milioni di ettolitri, ha fatto segnare un calo tra il 15 e il 18% su base annua». Una situazione, quella dell’Italia, simile a quella di altri Paesi europei. In Francia si sarebbero raggiunti i 47,1 milioni di ettolitri di vino: un calo

Vigneti
 
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dell’11% rispetto al 2006 e del 10% rispetto alla media dell’ultimo quinquennio. In Spagna il taglio produttivo dovrebbe essere stato del 6,5%. In termini generali per quanto riguarda l’Ue, le stime Oiv (l’Organizzazione internazionale della vigna e del vino) fissano la vendemmia 2007 al di sotto dei 160 milioni di ettolitri (-8% sul 2006), con una previsione di appena 147,5 milioni nella Ue-25. Mentre su scala mondiale gli analisti prevedono un livello inferiore ai 267 milioni di ettolitri, con una riduzione di oltre 5 punti percentuali sull’anno precedente. L’Unione italiana vini effettua poi una analisi particolareggiata delle altre singole voci del bilancio vitivinicolo 2007. «Per quanto riguarda i prezzi, a novembre – spiega la nota dell’Uiv – le quotazioni all’origine dei vini, nella media nazionale elaborata dall’Ismea, hanno esibito anno su anno una variazione positiva del 32,2%, con punte del +42% per i bianchi da tavola e di oltre il 35% per i rossi. Le denominazioni d’origine hanno avuto aumenti tendenziali dei prezzi alla produzione più contenute, pari al 22% in media per il gruppo dei rossi e rosati e al 14,4% per i bianchi». In valore assoluto l’indicatore dei prezzi è balzato ai massimi dal giugno del 2003, portandosi già nel mese di settembre, e per la prima volta da tre anni, oltre quota 100. I prezzi al dettaglio, invece, avrebbero subito una moderata accelerazione. Sempre a novembre la dinamica dei prezzi al consumo dei vini (+1,6% su base annua) è apparsa più frenata sia rispetto all’inflazione, balzata al 2,4%, sia alla variazione tendenziale del sottoindice delle bevande analcoliche che nel complesso ha fatto segnare un più 1,9% sul novembre 2006. «Il rincaro dell’1,6% dei vini – fa notare a questo proposito l’Uiv – si rapporta inoltre a incrementi di prezzo nell’ordine del 2,7% per la birra e del 2,3% per i liquori». Insieme alla minore produzione e ai prezzi più alti, sembra siano ulteriormente diminuiti i consumi. I dati dell’Osservatorio Ismea-AcNielsen, aggiornati ai primi dieci mesi del 2007 – continua la nota – riportano a volume una riduzione degli acquisti domestici del 6,5%, affiancata da un -2% dei corrispettivi monetari". Dividendo il mercato per tipologia di prodotto, però, emergono tendenze diverse. È il caso dei vini confezionati (-4,7% rispetto al gennaio-ottobre 2006). Un calo del 2,1% è stato registrato anche per le etichette di pregio a cui si è affiancato un -5,6% dei vini da tavola. Stesso discorso vale per gli spumanti, che hanno visto diminuire gli acquisti da parte delle famiglie del 7,7% a volume e dello 0,9% in termini di spesa. «Naturalmente – si legge nel comunicato – per gli spumanti, la bilancia potrebbe essere meno avara a consuntivo dell’anno, poiché il grosso delle vendite si effettua a dicembre». Unica nota positiva del panorama vitivinicolo dello scorso anno sembra quindi rimanere quella dell’andamento delle esportazioni. «I dati preliminari dell’Istat ­– conclude l’Uiv – quantificano le vendite all’estero in 1,4 milioni di tonnellate circa, il 7,5% in più rispetto ai primi nove mesi del 2006. Ancora più accelerata è la crescita dell’export in valore (+10,1%), per un fatturato oltre confine che ha sfiorato in tre trimestri la soglia dei 2 miliardi e mezzo d’euro. A conti fatti, quindi, dai 2,1 miliardi scarsi, il saldo attivo della bilancia vinicola nazionale si è spinto in questi primi nove mesi a quota 2,3 miliardi d’euro, mettendo a segno un progresso del 9,2%».

 
   
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