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Ue, nessun rischio per il vino italiano

 

Dal Mipaaf: «Tolleranza zero contro le frodi»

 
   

ROMA (10 aprile 2008) - L’Italia ha confermato questa mattina alla Commissione europea che le indagini sul vino in corso alla procura di Taranto «hanno rilevato problemi che escludono la presenza di un rischio per la salute». Lo ha dichiarato Nina Papadoulaki, portavoce della commissaria europea alla sanità, alla luce dei nuovi articoli apparsi oggi sull’Espresso. Le autorità italiane hanno quindi confermato ai servizi responsabili per la sicurezza alimentare della Commissione europea l’informazione che avevano già inviato a Bruxelles lo scorso 4 aprile. La portavoce della commissaria responsabile delle questioni sanitarie, Nina Papadoulaki, ha tenuto anche a precisare che «i prodotti chimici evocati dagli

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articoli di stampa erano presenti per fini agricoli e non sono stati utilizzati nei mosti e nei vini in questione». Bruxelles ricorda anche che oltre «ai sequestri disposti dall’autorità giudiziaria è stato attuato un piano di controllo». Inoltre, aggiunge, «non è emerso che il vino sia stato commercializzato sul mercato comunitario o nei paesi terzi». L’Italia terrà informata la Commissione europea sul dossier, mentre i partner comunitari e i paesi extra-Ue saranno informasti sistematicamente tramite il Sistema europeo di allerta rapida, una specie di “linea rossa” per la sicurezza alimentare attiva 24 ore su 24 nell’Ue.

Le rassicurazioni dell'Italia «Il sistema dei controlli è in azione e sta operando con rapidità ed efficienza». Così il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro, commenta la notizia che il personale del Corpo forestale dello Stato e dell’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari (Icq) del Mipaaf sta eseguendo in queste ore, su tutto il territorio nazionale, sequestri del vino proveniente dalle aziende Vmc ed Enoagri di Massafra (Taranto), prodotto nel periodo settembre 2007-febbraio 2008. Durante le indagini condotte dalla Forestale e dall’Icq dall’inizio dell’anno, in queste aziende sono stati rinvenuti composti chimici estranei alla natura del vino, per i quali sono stati effettuati e sono in corso i necessari accertamenti analitici. «Il Corpo forestale – continua il ministro – sta realizzando l’operazione Vendemmia sicura, che testimonia l’efficacia dei sistemi di controllo a tutela dei consumatori e a contrasto di tutti i fenomeni fraudolenti che provocano ingenti danni economici e di immagine ad uno dei settori più importanti e sicuri del made in Italy». Il sequestro probatorio, eseguito su mandato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto, ha interessato 14 ditte nelle province di Foggia, Bologna, Brescia, Cuneo, Perugia, Modena, Alessandria, Verona, Lecce, Brindisi e Ravenna. Il prodotto vinoso è stato trovato allo stato sfuso-stoccato, imbottigliato o già distribuito. L’esecuzione di tale sequestro con le successive analisi tenderà a chiarire, in parallelo con quelle già in corso, l’esatta composizione del prodotto vinoso verosimilmente commercializzato. Allo stato attuale non sono risultati nei prodotti oggetto di indagine elementi dannosi alla salute.

Assoenologi Il direttore generale dell’Associazione enologi enotecnici italiani, Assoenologi, Giuseppe Martelli, in riferimento ai fatti di frode commerciale relativi alla Docg Brunello di Montalcino e alle ipotesi di sofisticazione di vino perpetrata da alcune aziende vinicole, ritiene che «prima di tutto, occorre avere un quadro chiaro e definito della situazione sulla base dei riscontri istituzionali effettuati dagli organi di controllo». «Qualora dalle indagini le accuse di frode commerciale e di sofisticazione di cui sopra risultassero confermate – continua Martelli – Assoenologi ribadisce la sua posizione fin dall’inizio espressa e cioè che lo spartiacque tra ciò che si può fare e ciò che non si deve fare è rappresentato dalla legge e che coloro i quali volontariamente non osservano le norme, siano essi produttori, enologi o commercianti, devono essere pesantemente perseguiti ai fini non solo della tutela del consumatore ma anche a salvaguardia dei produttori onesti, che rappresentano la stragrande maggioranza e che non devono essere messi in discussione o “pagare” per i pochissimi disonesti». In linea con Martelli anche Giacomo Manzo, segretario regionale Assoenologi Sicilia. «Non possiamo permetterci – osserva – di far distruggere l’immagine positiva che, il vino siciliano, ha assunto negli ultimi anni, in tutti i mercati, nazionali, europei e mondiali, il sol perchè alcuni “signori disonesti” vogliono lucrare un settore cha ha dato un'immagine di positività alla nostra regione. Risultato questo che non è altro che il frutto di un lavoro “onesto” fatto di sudore, fatica, dei nostri viticoltori, imprenditori, enologi, e di certosina ricerca delle istituzioni preposte alla salvaguardia, tutela e valorizzazioni delle produzioni enologiche siciliane».

Coldiretti Bisogna chiudere con decisione le porte a tutti i tentativi di frode e sofisticazione per difendere i primati conquistati dal vino italiano che rappresenta la prima voce dell’export agroalimentare nazionale e concorre in modo determinante all’immagine del made in Italy nel mondo. È quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente l’operazione del Corpo forestale dello Stato che, su delega della procura di Taranto, sta eseguendo controlli in tutta Italia in enoteche e cantine che nei mesi scorsi hanno acquistato mosti adulterati prodotti negli stabilimenti di un’azienda di Massafra (Taranto) e di una di Verona. «Dopo il grande percorso di valorizzazione qualitativa che ha portato il vino italiano alla conquista di ripetuti successi occorre insistere – osserva l’organizzazione agricola – sulla strada della tolleranza zero nei confronti di episodi che causano un danno economico e di immagine gravissimo». Non può essere messo a rischio, secondo la Coldiretti, «il patrimonio di credibilità costruito nel tempo dal vino made in Italy che ha raggiunto complessivamente un fatturato record di 9 miliardi di euro, 3,2 dei quali attraverso l’export, con quasi il 60% della produzione destinata ai 469 vini nazionali Doc, Docg e Igt». Nonostante il calo dei consumi familiari del vino in quantità del 5,2% «si registra – conclude la Coldiretti – una crescita di acquisti di vini a denominazione di origine (Doc/Docg) dello 0,7% nel 2007, a dimostrazione di un deciso orientamento verso la qualità nei vigneti, nelle cantine e nelle tavole italiane.

 
   
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