gigante mondiale dell’economia, secondo lo studio, non solo supererà per livelli di produttività i concorrenti europei, ma sarà anche in grado di realizzare vini qualitativamente competitivi con i migliori Bordeaux. «La Cina ha i giusti vigneti e le giuste condizioni climatiche per produrre vini di grande qualità. Ciò che manca, ma che non tarderà ad arrivare – si legge nel rapporto –, è l’esperienza e la giusta conoscenza tecnica». Se dunque il gigante asiatico avrà motivi per festeggiare, il grande sconfitto della competizione vitivinicola globale sarà l’Australia, che diventerà «troppo calda e troppo arida per poter ospitare grandi aree di vigneti. Scompariranno i vini a basso costo, ma emergerà una vitinicoltura di nicchia, attenta alla qualità e al territorio». Le sorprese non finiscono qui: a causa del riscaldamento globale, la nuova mappa del vino premierà i Paesi dell’Europa dell’Est (Ucraina, Moldavia, Croazia, Slovenia, Polonia), la Gran Bretagna e il Canada, che potrebbe dare filo da torcere ai cugini statunitensi. Il terremoto, secondo lo studio, non si fermerà alla cartina geografica, ma sarà molto più profondo e modificherà il nostro modo di avvicinarci al vino e le caratteristiche stesse del prodotto. Nel 2058 sarà il “brand” a dettare il mercato, mentre tipo di vigneti e provenienza del vino saranno relegate in secondo piano. «Sarà un po’ come ordinare una Coca-Cola, piuttosto che una Fanta o anche un pacchetto di sigarette: non sarà importante il Paese di provenienza, quanto piuttosto il sapore, la riconoscibilità e l’immagine del prodotto», dice ancora lo studio. A tale scopo, «le uve verranno modificate geneticamente sia per poter essere più resistenti al clima, sia per dare un sapore nuovo al vino, e i produttori aggiungeranno artificialmente aromi per realizzare uno stile che possa incontrare le esigenze del consumatore».
A questo mercato popolare farà però da contraltare un altro di nicchia, attento alla qualità e alla tipicità, e i cui prezzi tenderanno a diventare sempre più proibitivi.Infine, ultima novità, il packaging: nel 2058 probabilmente scompariranno le bottiglie di vetro, «troppo care e antiecologiche», a favore di un confezionamento con materiali light e facilmente riciclabili.