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Vinitaly, parte il tour negli Usa

 

Nel 2008 crescono i bianchi e nella carta vini l’85% proviene dall’Italia

 
   

ROMA (10 febbraio 2009) - Sarà  l’effetto Obama, amante del Prosecco made in Italy, unito alla grande varietà  e qualità dei vini italiani a far reggere ai nostri prodotti l’urto di una crisi economica che in Florida vivono senza isterismi, ma con la tipica voglia tutta americana di reagire e rimboccarsi le maniche. Dal Vinitaly US Tour che inizia il 2009 a Miami e Palm Beach con un’ottantina di aziende al seguito alla quali si aggiunge Unaprol, il Consorzio olivicolo italiano, l’aria che si respira è di grande attenzione e interesse da parte di buyer, titolari di enoteche e ristoranti, distributori, dettaglianti giornalisti e wine lover. Il primo giorno del tour ha registrato un’ottima e qualificata presenza di operatori del settore, al Biltmore Hotel, dove si sono

Vinitaly
 
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susseguiti press conference, wine tasting, workshop b2b e seminari, nel corso dei quali è emerso come i bianchi italiani stiano trovando un grande riscontro su questo mercato, che rappresenta l’8% dell’intero business del vino USA, con un tasso di crescita delle vendite del 60% in dieci anni, 60 milioni di turisti l’anno e 5 milioni di passeggeri delle sole crociere. Wine bar e ristoranti sono i primi clienti delle cantine italiane, e proprio uno dei maggiori esperti del settore, Eric Hemer, della Southern Wine and Spirit of Florida (primo importatore di vini dello Stato), oltre che master sommelier e wine educator, intervenuto al seminario dedicato al ruolo dei vini italiani nella ristorazione, ha evidenziato la forte crescita dei bianchi, in particolare del sud Italia ma non solo. «Nel 2008 la Falanghina, il Greco di Tufo e il Vermentino hanno registrato un incremento rispetto all’anno precedente rispettivamente del 42, 98 e 72% – ha ricordato Hemer –. Tra i rossi, il Vino Nobile di Montepulciano e il Morellino di Scansano insieme hanno raggiunto un +165%. Tornando ai bianchi, ottime performance hanno ottenuto il Soave e il Garganega in blend con un +17%, il Gavi dei Gavi e il Cortese di Gavi con un +15%, come pure i bianchi del Friuli-Venezia Giulia che, escludendo il Pinot Grigio, hanno aumentato le vendite del 42% e il Prosecco con il 35% in più». «Tutto questo – ha concluso Hemer – è frutto di una rivoluzione epocale che ha portato nello spazio di alcuni anni a vedere completamente modificate le carte dei vini dei ristoranti. Se, infatti, negli anni Ottanta erano per il 75% appannaggio dei vini francesi e il restante 25% suddiviso tra California e Italia, oggi per l’85% sono composte de vini italiani, per il 10% da californiani e per il 5% da francesi». Complessivamente, gli Usa hanno importato nel 2008 vini per un valore pari a 3 miliardi e 570 milioni di dollari e l’Italia rappresenta circa un terzo della somma con 1,1 miliardi. «È un risultato che premia anche la nostra attività, che da molti anni viene svolta sui più importanti mercati internazionali, oltre che attraverso la rassegna che ogni anno si svolge in aprile a Verona, finalizzata a portare all’attenzione di un pubblico qualificato anche quelle aziende di piccolissima o piccola dimensione che altrimenti resterebbero tagliate fuori dalle possibilità  di business offerte da queste aree», ha osservato Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, presente in Florida con il consigliere delegato all’internazionalizzazione dell’Ente, Camillo Cametti.

 
   
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