entusiasmi. Nel prossimo futuro, infatti, a seguito del previsto abbattimento delle barriere commerciali, l’uva da tavola siciliana dovrà scontrarsi con le produzioni provenienti dai Paesi del bacino del Mediterraneo. Si tratta di uve più competitive sul mercato, poiché possono contare su costi di produzione molto bassi e su condizioni pedoclimatiche ottimali.
Per far fronte a questo futuro scenario molti attori della filiera hanno sviluppato la consapevolezza della necessità di concentrare l’offerta e hanno indotto molti produttori ad associarsi per allacciare solidi legami con la Gdo. La produzione siciliana, che oggi si fregia anche di un marchio di qualità Igp per l’uva da tavola di Canicattì, è conosciuta e apprezzata in tutti i mercati, nazionali e internazionali, tra cui Francia e Germania, ma anche Austria, Benelux, Svizzera, Danimarca, Gran Bretagna e, da qualche anno, anche nei Paesi dell’Est europeo. Più del 70% della produzione è destinata all’estero.
Le varietà presenti sono per l’85% Italia, per il 10% Red Globe, per il 3% Vittoria e per il 2% altre varietà, tra cui la Matilde. Si tratta di un areale molto eterogeneo, comprendente 25 comuni delle province di Agrigento e Caltanissetta, per un totale di circa 9000 ettari dedicati all’uva da tavola. La coltivazione viene effettuata sia nelle colline di Delia (300-350 m slm), sia nei territori di Riesi e Butera (250 m slm), sia lungo la fascia costiera dove è possibile ottenere produzioni fra la terza decade di luglio e la prima di agosto, senza l’ausilio di mezzi di forzatura e, quindi, con l’abbattimento dei costi di produzione.
La coltivazione dell’uva da tavola in questo territorio, pur avendo origini antiche, ha assunto una notevole valenza economico-territoriale alla fine degli anni Settanta, divenendo forza propulsiva per l’intera economia della zona tanto da determinare significativi cambiamenti sociali. La preoccupante crisi commerciale verificatasi agli inizi degli anni Novanta ha però determinato nei viticoltori locali la propensione all’estirpazione dei vigneti a vantaggio di una espansione di altri fruttiferi e in particolare del pesco.
Le tecniche di coltivazione Il sistema d’impianto più adottato è il tendone nelle sue varie tipologie: a capannina o senza, con doppio filo o singolo, con o senza binari. La presenza di calcare, ma soprattutto di calcio assimilabile e le singolari condizioni pedoclimatiche conferiscono al prodotto peculiari caratteristiche qualitative: colore, sapore, croccantezza, lucentezza. La copertura con rete antigrandine è una tecnica diffusa in meno del 50% dei vecchi vigneti. Nei giovani impianti, invece, la copertura con rete interessa circa il 90% delle superfici. Visto lo scarso panorama varietale, al fine di allargare il calendario d’offerta, sono state messe a punto tecniche di copertura, tanto per anticipare quanto per ritardare la raccolta. La più diffusa è la copertura con polietilene additivato, per la cultivar Italia, con il fine di ritardare l’epoca di raccolta anche fino a dicembre. A far apprezzare il prodotto ai consumatori contribuiscono anche gli aspetti igienico sanitari. La difesa della coltura, ad esempio, viene affettuata con un rigoroso programma di difesa integrata, portata avanti grazie anche all’azione divulgativa e all’assistenza tecnica delle Uot di zona.
| Giacomo Luigi Buzzi (Uot 57) |