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Una vendemmia all’insegna dei record

 

Assoenologi: tra le più scarse degli ultimi 50 anni, tra le più anticipate degli ultimi 70

     
di Eliana Marino    
     

PALERMO (7 settembre 2007) - Ecco la resa dei conti. Dopo il tanto parlare “di anticipo sui tempi”, di clima “impazzito” e di virulenti attacchi di peronospora, la vendemmia è finalmente entrata nel vivo. E i primi dati non sono di certo confortanti. «Siamo di fronte a una vendemmia tra le più scarse degli ultimi cinquant’anni», denuncia Assoenologi, che alla parola fa seguire i numeri: «Si produrranno qualcosa come 43.200.000 ettolitri di vino in tutta Italia, ossia il 13% in meno rispetto alla scorsa campagna con 49.631.000 ettolitri». In particolare, il calo di produzione dovrebbe aggirarsi intorno al 30% in Sicilia, al 15% nelle Marche e in Puglia e al 10% in Veneto, Umbria e Alto Adige. Per le altre regioni si stima una produzione vinicola non dissimile da quella del 2006. Ma Assoenologi non si ferma: «La vendemmia 2007 sarà ricordata tra le più anticipate degli ultimi settant’anni: le operazioni di raccolta in alcune regioni sono iniziate nella prima

Vendemmia
 
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decade di agosto, con un anticipo che va dai 10 ai 20 giorni rispetto alla media pluriennale». Un andamento che non ha, però, caratterizzato la Sicilia dove l’anticipo si è limitato mediamente a una settimana. «C’è da sottolineare, comunque – sottolineano gli esperti – che negli ultimi decenni l’accorciamento dello stato vegetativo delle viti, con un conseguente anticipo della vendemmia, è diventato una caratteristica strutturale legata all’innalzamento delle temperature medie». Come dire, insomma, nulla di nuovo sotto questo cielo.
Sul versante della produzione, il maggiore calo si sta registrando proprio in Sicilia, dove si passa da situazioni di assoluta tranquillità a perdite anche del 100% del raccolto. La produzione delle 550 aziende sperse in tutta l’Isola dovrebbe, secondo Assoenologi, non superare i 4,5 milioni di ettolitri per un totale di circa 150 milioni di bottiglie. «Le cause sono fondamentalmente due – spiega Giuseppe Bursi, dirigente dell’Unità operativa 23-Vitivinicoltura dell’assessorato regionale all’Agricoltura – e cioè, siccità e peronospora». La provincia più colpita dal fungo letale è stata quella di Trapani, mentre le varietà coinvolte sono state il Nero d’Avola e il Grillo. Più resistenti, in quanto in una fase più avanzata di maturazione, si sono dimostrate le varietà internazionali, ad eccezione di qualche vigneto di Chardonnay. «Negli ultimi tempi – dicono gli agricoltori – gli attacchi si sono manifestati anche nella Sicilia centrale e orientale focalizzandosi a livello delle foglie, ma non si può scartare l’ipotesi di eventuali attacchi anche sugli acini». «Sebbene al momento sia sicuramente prematuro quantificare l’entità del danno causato dagli attacchi di peronospora – precisa Bursi – si stima comunque un calo consistente rispetto allo scorso anno. È giusto dire, però, che le aziende che hanno contrastato in tempo il diffondersi del fungo con trattamenti specifici, adesso possono contare su una vendemmia assolutamente regolare». Di modestissima entità risulta, invece, la presenza di oidio, la malattia provocata dal fungo “Uncinula necator” della famiglia delle Erisifaceae.
«Per quanto riguarda le cultivar – dice Bursi – è stato registrato nel Trapanese un calo tra il 40 e il 60% sul Nero d’Avola, mentre nell’Agrigentino al momento si può parlare solo di Chardonnay e Merlot che contano già un -50%». «Al momento – aggiunge Bursi – è ipotizzabile una diminuzione di circa 3 milioni di ettolitri in tutta l’Isola. Per avere dati certi, però, dobbiamo aspettare la chiusura della vendemmia a fine ottobre e le denunce di produzione previste per i primi giorni di dicembre».
Una cosa è comunque certa: l’uva quest’anno è di buona qualità, con un grado al di sopra della media (si parlava di 18-20 gradi volumetrici già ad agosto). E su questo sono tutti d’accordo. «L’andamento climatico che ha caratterizzato tutto il ciclo vegetativo – spiegano gli enologi – ha portato a una qualità eterogenea ma complessivamente assai interessante per le varietà precoci (ormai tutte vinificate). Per le altre tipologie le previsioni sono più che buone con molte punte di ottimo e con alcune di eccellenza, ovviamente se il decorso delle prossime settimane non tradirà le aspettative». «Del resto – affermano – lo scorso inverno è stato fra i più miti e i meno piovosi degli ultimi decenni; aprile il più caldo degli ultimi 50 anni, mentre luglio, in particolar modo nel Centro Sud, il più afoso degli ultimi cinque lustri e agosto ha fatto registrare temperature torride al Sud e nella media al Nord, con alcune precipitazioni che sono state alquanto benefiche per la vite». Risultato? Un vino di tutto rispetto.
La nota dolente spunta sui prezzi, sicuramente in rialzo (15-20% in più in Sicilia) «ma non abbastanza da coprire le perdite subite», dice il dirigente dell’Unità operativa vitivinicoltura. Che aggiunge: «Il prezzo dell’uva era già bassissimo lo scorso anno e quest’anno non sarà possibile recuperare il deficit causato dal calo della produzione neanche con il previsto rialzo». La situazione diventa più pesante nel resto d’Italia con punte da capogiro per alcuni prodotti come il Prosecco, che per alcune partite fa registrare picchi anche del 100%, rispetto alle quotazioni dello stesso periodo dello scorso anno. Per il Moscato Oltrepò Pavese e per il Pinot Grigio si parla di almeno il 25% in più rispetto al 2006. Nel Veneto occidentale la forbice degli aumenti va dal 10 al 30% a seconda delle tipologie. Nelle Marche, nel Lazio e in Puglia mediamente la lievitazione dei prezzi all’ingrosso supera il 10%. Ma qualunque sia l’andamento, dicono gli enologi, «si tratta comunque di un’annata straordinaria dal punto di vista della qualità».

Tutti i vitigni coltivati in Sicilia

 
   
   
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