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Vendemmia, in Sicilia anno di magra ma di gran livello

 

L’Isola, così come il Piemonte, ora scommette sui mercati stranieri

     

PALERMO (31 ottobre 2007) - È stata una vendemmia avara per quantità, ma generosa per qualità. Ecco il bilancio tracciato dall’assessore regionale all’Agricoltura, Giovanni La Via. «Sicuramente sarebbe potuta andare meglio visto che nel complesso abbiamo registrato una diminuzione dei volumi di prodotto», commenta. «Tutte le previsioni sulla vendemmia che si sta per concludere – aggiunge La Via – dicono che la produzione complessiva sarà compresa tra i 4,2 e i 4,5 milioni di ettolitri, a differenza dell’anno scorso quando si erano raggiunti i 6,8 o 6,9 milioni ettolitri». Il calo è del 40% circa rispetto al 2006 e secondo Assoenologi è «una delle vendemmie più scarse degli ultimi cinquant’anni».

Vendemmia
 
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Le cause della sensibile contrazione produttiva, secondo l’assessore La Via, sono sostanzialmente due: da un lato la peronospora, fungo che ha attaccato le viti in tarda primavera favorito anche dalle piogge di giugno, con temperature medie elevate; dall’altro un’estate particolarmente calda e siccitosa nelle zone vitivinicole. «Non tutte le province – spiega La Via – sono state colpite dalla peronospora in maniera omogenea. Trapani è certamente la più colpita. Allo stesso modo, non tutte le varietà sono state danneggiate in egual misura». A pagare maggiormente il prezzo dell’attacco di peronospora sono stati due dei vitigni siciliani autoctoni più commercializzati, il Nero d’Avola e il Grillo. «Altre varietà internazionali che erano già in fase di più avanzata maturazione al momento della diffusione del parassita, come il Merlot, il Syrah, e in misura minore lo Chardonnay – continua l’assessore – hanno subito conseguenze meno gravi». Malgrado il calo, comunque, il vino imbottigliato non sarà inferiore rispetto al passato, anzi in rapporto all’ottima qualità ci si attende un aumento delle richieste soprattutto da mercati esteri. La minor produzione riguarderà dunque non l’imbottigliamento diretto, ma la parte destinata ai mosti muti ed altre lavorazioni e processi produttivi. A causa del ridotto volume di prodotto, infine, si è determinato un aumento di prezzo di discreta rilevanza, intorno al 15-20% sul piano regionale. «Questo incremento – conclude l’assessore – non sarà comunque sufficiente a coprire le perdite del calo produttivo. Ci sono singole aziende che hanno accusato una contrazione del prodotto del 60-70%».
Se l’assessore La Via evidenzia la scarsa produzione, ma l’ottima qualità dell’uva siciliana e punta al mercato estero, il suo collega piemontese, Mino Tarocco, è convinto che la migliore qualità attirerà gli acquirenti stranieri. «La situazione è tale non solo in Piemonte – sottolinea Tarocco – ma in gran parte dell’Italia grazie a condizioni climatiche vantaggiose per la maturazione delle uve». Il risultato sta suscitando l’attenzione dei consumatori stranieri. «Ci sono richieste molto vivaci e provenienti da molti paesi con punte particolari dalla Russia e dal sud est asiatico, attratti dalla qualità e disposti a pagare il prodotto un po’ più del solito considerato il calo di produzione», afferma l’assessore all’agricoltura piemontese.

 
   
   
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