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Vino, nessun rischio per salute pubblica

 

Intanto la Cia annuncia che si costituirà parte civile contro gli inquinatori

 
   

BRUXELLES (7 aprile 2008) - Sull’inchiesta del vino in Italia «le autorità italiane hanno inviato tutte le informazioni richieste e posso ribadire che non c’é rischio per la salute pubblica». A riferirlo è Nina Papadoulaki, portavoce del commissario europeo per la Sanità nell’Ue. Papadoulaki precisa che «si tratta di frode e che in base all’indagine effettuata dall’autorità giudiziaria il vino era stato adulterato con acqua e zucchero di barbabietola». Si placa così la polemica sviluppatasi nei giorni scorsi che aveva scosso il mondo del vino italiano: dal Brunello di Montalcino ottenuto con altri vitigni alle sofisticazioni del vino sulle quali stanno indagando alcune procure, la settimana appena trascorsa ha messo a dura prova la

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vitivinicoltura made in Italy. Dopo queste rassicurazioni scongiurate anche le ipotesi di blocco delle esportazioni verso alcuni Paesi che avevano mostrato timori sulla qualità del vino made in Italy (Giappone e Germania su tutte). Dura erano state, nei giorni scrosi, le offensive delle organizzazioni agricole. Tra queste Confagricoltura, che ha fatto sapere di avere convocato per domani la propria giunta esecutiva per prendere in esame l’avvio di azioni legali contro chi ha messo in discussione la qualità del vino italiano. «I danni per uno dei settori portanti del made in Italy – spiega il presidente dell’organizzazione, Federico Vecchioni – sono incalcolabili e le conseguenze si faranno sentire per molto tempo». Sulla stessa linea Coldiretti, che ricorda come il vino, con un fatturato di oltre 9 miliardi di euro, «offre opportunità di reddito e occupazione a decine di migliaia di lavoratori». Per questa ragione, osserva, bisogna battere «l’ombra di sospetto che si é generata e chiudere con decisione le porte a tutti i tentativi di frode e sofisticazione per difendere i primati conquistati dal vino italiano, senza cadere nella tentazione dell’allarmismo». Sul caso Brunello, interviene anche il Consorzio di tutela che, per voce del suo presidente, Francesco Marone Cinzano, spiega come nel triennio 2004-2007, siano stati compiuti controlli sull’80% dei vigneti iscritti al Consorzio (1667 ettari) per verificare la loro conformità. «Abbiamo accertato – osserva Cinzano – alcune lievi difformità. Il 99% dei vigneti di Montalcino sono risultati corrispondenti al disciplinare di produzione. Solo in quattro casi sono state riscontrate difformità che la legge definisce gravi e che sono state segnalate, come è nostro obbligo, all’Ispettorato controllo qualità e alla magistratura». Le rilevazioni di non conformità hanno riguardato 17 ettari di vigneti, pari all’1% di quelli controllati. «È chiaro che il nostro livello di tutela è molto alto – ammette Cinzano –. Si potrebbe dire che, alla fine, siamo rimasti vittime del nostro stesso rigore».

Cia La Cia-Confederazione italiana agricoltori si costituirà parte civile contro i «criminali inquinatori». Lo rende noto un comunicato che preannuncia “la mano pesante” nella vicenda del vino adulterato. «Nei confronti di questi farabutti – afferma il presidente nazionale Giuseppe Politi – ci deve essere ‘tolleranza zero’. Occorre passare ai fatti concreti e contrastare con la massima severità i responsabili di questi atti che nulla hanno a che vedere con l’agricoltura». «Ed è per questo motivo che – prosegue Politi – la Cia è pronta a promuovere le procedure necessarie per costituirsi parte civile nel percorso giudiziario che si avvierà dopo il nuovo scandalo che in questi giorni ha riguardato il vino, con gravi riflessi per gli interessi di tutti i produttori onesti, che rappresentano la stragrande maggioranza del settore». «Non è possibile – sottolinea il presidente della Cia – che l’agricoltura paghi a carissimo prezzo emergenze nate da allarmismi ingiustificati e speculazioni o per colpa di singoli e circoscritti episodi criminosi che, comunque, vanno perseguiti con rigore e severità». «Basti ricordare – aggiunge Politi – che le ultime tre emergenze, Bse, aviaria e mozzarella di bufala, sono costate più di tre miliardi di euro all’agricoltura e all’intera filiera agroalimentare. Emergenze, peraltro, gonfiate da assurde campagne mediatiche che hanno creato soltanto psicosi tra i cittadini, provocando il crollo verticale dei consumi».

 
   
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