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Vendemmia al traguardo. È ora di nuove strategie

 

Sotto la lente la qualità dei vini siciliani e l’esigenza di affermarsi nella distribuzione moderna

 
     
di Valentina Madonia    
   

PALERMO (21 novembre 2008) - Annata positiva per la vendemmia in Sicilia, che con molta probabilità si chiuderà con una produzione al di sopra dei 7 milioni di ettolitri. Un dato, questo, che, come riportato nel numero di Terrà appena uscito, riporta l’Isola alle medie produttive regionali realizzate nel periodo 2000-2006 e che è sintomo di una ripresa netta rispetto al 2007, l’anno “nero” per la viticoltura dell’Isola, che dovette fare i conti con l’insidia della peronospora. Buone notizie, dunque, soprattutto per la salute del vigneto Sicilia: evidentemente, infatti, le piante non sono state compromesse dall’attacco fungino e quindi è stato possibile tornare a una “normalità” della produzione. Andando indietro nel tempo fino ai primi anni

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Assovini

Sessanta, quando si registrò un attacco di peronospora di grave entità, l’unico paragonabile a quello dello scorso anno, i dati sulla raccolta mostrano una ripresa produttiva molto più lenta, proprio perché era stato compromesso lo sviluppo vegetativo della pianta. Ma se la soddisfazione per la produzione accomuna i produttori da un capo all’altro della regione, la vendemmia 2008 in Sicilia riapre vecchi e nuovi quesiti a cui le aziende dovranno trovare risposta. Primo fra tutti il mercato. Che fine farà il vino prodotto? E su quali mercati andrà a posizionarsi? Le aziende isolane rimarranno schiacciate da una, a volte eccessiva, ricerca della qualità o impareranno a sfruttare le caratteristiche che hanno reso il vino siciliano unico al mondo per raggiungere nuove frontiere? Recenti indagini hanno evidenziato infatti un interesse crescente da parte della grande distribuzione organizzata per il vino di qualità, tanto da riuscire ad assorbire il 69,2% della produzione italiana in volume, di cui più della metà a denominazione d’origine (Doc, Docg e Igt). Tra i vini più richiesti, a registrare il maggior tasso di crescita il siciliano per eccellenza: il Nero d’Avola. Diversa la situazione dell’Isola: non esistono, infatti, analisi precise sull’incidenza dei diversi canali di distribuzione del vino, e dalle poche indagini realizzate da associazioni di produttori operanti sul territorio emerge una percentuale che tocca appena il 10% della produzione, peraltro in valore. L’enologia siciliana è infatti ancora fortemente legata ai canali tradizionali, che assorbono la maggior parte del vino confezionato. E questo si spiega attraverso una serie di elementi che vanno dalla dimensione media delle aziende – spesso troppo piccole per avere accesso a un mercato nel quale sono invece necessari grandi numeri – all’attuazione di strategie di marketing che hanno privilegiato l’inserimento in fasce più elevate di mercato. «La ricerca della qualità – spiega Salvatore D’Agostino, dell’Istituto regionale della vite e del vino – ha portato a una grande riduzione delle rese per ettaro, che si attestano su un valore medio di 74,3 quintali. Valori molto più bassi rispetto al Nord Italia o all’Australia dove si superano i 110 quintali. In sostanza un ettaro siciliano produce da 10 a 25 ettolitri in meno con un’incidenza significativa sui costi di produzione, già appesantiti dai maggiori costi di trasporto. E con una scarsa capacità competitiva nelle fasce di prezzo più basse». Resta inoltre, ed è forse il dato più indicativo, la bassa incidenza del vino confezionato sul totale della produzione. Un livello che solo nel 2007, complice il calo della produzione, è riuscito a toccare il 20%, ma che sicuramente deve crescere – soprattutto con riferimento alle strutture cooperativistiche operanti in Sicilia – se si vuole garantire al sistema produttivo una adeguata redditività, facendo peraltro convergere un maggiore valore aggiunto sul territorio e dando all’Isola il titolo di principale bacino produttivo in Italia. Con una superficie vitata di quasi 120 mila ettari la Sicilia rappresenta infatti circa il 16% del totale nazionale, e si contende il primato in termini di volumi prodotti con il Veneto e la Puglia, in funzione delle diverse annate. Di certo il “vigneto Sicilia” ha subito una notevole evoluzione nel corso degli anni, con un marcato orientamento alla qualità, in termini di scelte varietali, agronomiche ed enologiche. A questo risultato, che ha consentito all’immagine della Sicilia vitivinicola di crescere, ha contribuito anche l’amministrazione regionale che, nell’applicazione delle misure comunitarie, ha individuato le linee d’azione più adatte a una strategia di valorizzazione del territorio. È così che dal 2000 a oggi, con una politica di ristrutturazione e riconversione che ha coinvolto oltre 34 mila ettari su tutto il territorio regionale, si è registrata una contrazione delle superfici destinate alla produzione di varietà di minor pregio, quali il Catarratto comune o il Trebbiano toscano, che hanno supportato la produzione di vini di massa e destinati alla distillazione. A questa contrazione è corrisposto un incremento nella piattaforma ampelografica dell’Isola di varietà miglioratrici, con l’introduzione di alcuni vitigni internazionali e soprattutto con la riscoperta di alcune varietà autoctone di pregio. Basti pensare allo Chardonnay o al Syrah tra le varietà alloctone, che hanno registrato aumenti percentuali a tre cifre, o ancora al Nero d’Avola, al Grillo e al Catarratto bianco lucido, la cui presenza è aumentata rispettivamente del 33%, dell’82% e addirittura del 930%. E ancora: è cambiata la tipologia di vino destinata alla vendita fuori dai confini nazionali, con una maggiore incidenza del prodotto confezionato specialmente in Paesi come Regno Unito, Germania, Stati Uniti, Svizzera e Giappone. Dai dati a disposizione, relativi al 2007, si evince che l’export ha raggiunto il 64,6% in volume e l’85,9% in valore. Un risultato reso possibile da una nuova filosofia di produzione che ha allontanato la Sicilia dallo stereotipo di terra vocata alla produzione di vini rossi ad alta gradazione alcolica, adatti al taglio, e di affermarsi come terra capace di produrre vini di grande struttura ma anche di grande equilibrio, personalità ed eleganza. Del resto non si può pensare al vino siciliano come a un modello predefinito: se si riflette sul fatto che la vendemmia, iniziata nel mese di agosto con le varietà più precoci, sta per concludersi solo ora nella zona etnea, si capisce subito che si tratta di produzioni variegate e assolutamente diverse fra loro. Non a caso la Sicilia è per tutti un “continente vitivinicolo”.

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terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
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