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SERVIZIO TRATTO DAL NUMERO 10 DEL MENSILE TERRÀ
 

Prodotti tipici, malvasia batte cappero

 

Il celebre vino in pochi anni ha avuto un’impennata produttiva del 10%

 
     
di Cristina Foti    
   

PALERMO (12 dicembre 2008) – La malvasia è annoverata tra i più antichi e pregiati vini della Sicilia. Probabilmente introdotta dai Greci, questo vino nasce nelle isole Eolie in cui la viticoltura vanta origini ben più remote. E ancor più antica è la “rivalità” con il cappero con il quale si contende il titolo di emblema maggiormente rappresentativo dell’isola di Salina, la seconda per estensione dell’arcipelago eoliano, la prima per la produzione del saporito bocciolo e dell’ambrato nettare. Diversi i generi, diversi i terreni di insediamento, diverse le quantità di questa duplice offerta che talvolta, spezzando il ritmo di una equilibrata coesistenza, come in una bilancia a due piatti, pende a favore di uno piuttosto che dell’altro.

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«La produzione del cappero – avverte Pietro Rinaldi, funzionario della Soat di Spadafora – in alcuni casi rischia di entrare in competizione con quella della malvasia». Due i fattori che rendono più allettante per gli agricoltori un orientamento produttivo a favore della malvasia piuttosto che del cappero: «Il primo problema – spiega Rinaldi – è la reperibilità della manodopera. La coltivazione e la raccolta del cappero richiedono, infatti, molto impegno soprattutto da maggio ad agosto, un periodo cruciale per l’economia turistica dell’isola in cui è difficile trovare operai da impiegare nei campi. La vendemmia, invece, subentra proprio al cessare della stagione turistica e consente di reperire più facilmente operai e braccianti per il lavoro nei vigneti». Il secondo elemento è legato, invece, al ritorno economico: «A parità di costi di produzione – sottolinea Rinaldi – l’attività che riguarda il mondo della malvasia è decisamente più redditizia».
Se la coltivazione dei capperi a Salina, nonostante le molteplici difficoltà, rimane viva e stabile con i suoi undici ettari dedicati, la malvasia registra un vero e proprio boom. «In poco meno di un decennio – riferiscono dal servizio vitivinicolo dell’Unità operativa 149 dell’Ispettorato provinciale agrario di Messina – c’è stato un incremento del 60% nella produzione del celebre vino. Non sempre, però, questa crescita è avvenuta a danno dei cappereti: in molti casi, infatti, si tratta di aziende già esistenti che hanno ampliato le loro superfici rimettendo in coltura terreni abbandonati e destinandoli alla produzione della malvasia».

I contendenti a confronto

Malvasia delle Lipari Nell’arcipelago delle Eolie sono presenti in totale 27 ettari di vigneti di malvasia, 25 dei quali solo a Salina che vanta così un piccolo primato, concentrando in sé quasi tutta la produzione della Malvasia delle Lipari. I restanti 2 ettari vanno distribuiti tra Lipari e Vulcano. Nella filiera vitivinicola lavorano attualmente 22 aziende, la maggior parte delle quali marchi storici. La produzione a livello quantitativo della Malvasia delle Lipari Doc Passito si attesta intorno ai 40 ettolitri per ettaro.

Cappero di Salina Presidio Slow Food, il cappero è l’altro tesoro dell’isola. Qui le superfici di cappereti censite ufficialmente sono in totale 11 ettari, seconde per estensione solo a Pantelleria. La produzione è di circa 33 quintali per ettaro e coinvolge 10 tra medi e grandi produttori. Il prezzo di vendita a livello locale oscilla a seconda delle dimensioni del cappero da 8 a 12 euro al chilo.

 
   
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