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SERVIZIO TRATTO DAL NUMERO 7-8/2010 DEL MENSILE TERRÀ  
Germoglia nella vigna l’agricoltura sostenibile
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Il progetto Sostain mira a elaborare modelli produttivi validi ed ecocompatibili
     
di Lucio Strano    
     
PALERMO (6 ottobre 2010) - Il vino prodotto secondo Sostain rafforza l’ecosistema. È questo lo spirito del progetto realizzato dall’Università di Piacenza, insieme ad alcune aziende pilota, e coordinato da Ettore Capri, docente dello stesso ateneo piacentino.
Professore, partiamo dalla definizione “agricoltura sostenibile”. Cosa significa?
«Con tale espressione si intende l’insieme di pratiche agronomiche in grado di realizzare, in modo duraturo nel tempo, produzioni agrarie convenienti all’uomo e all’ecosistema in cui opera. In sintesi l’obiettivo è quello di promuovere
 
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un’agricoltura in grado di usare con consapevolezza le risorse umane, naturali ed energetiche attraverso l’adozione di nuove tecnologie e di strategie di mercato competitive, aumentando così anche la sicurezza alimentare per le generazioni future».
Proprio sul tema della sostenibilità avete messo a punto il progetto Sostain. Di che si tratta?
«È un programma per l’attuazione nelle aziende agricole di modelli di sviluppo sostenibile. A oggi ne proponiamo 140, ma i modelli sono in continuo aumento man mano che l’indagine cresce e coinvolge un numero maggiore di usufruitori. Le aziende aderiscono in modo volontario, e dopo un’autoanalisi delle loro attività imprenditoriali individuano pratiche sempre più sostenibili nel tempo. È qui che s’inserisce la partecipazione proattiva di ogni imprenditore che, sulla base delle proprie esperienze e della conoscenza del territorio, effettuerà scelte più adeguate. La strategia prevede un sistema di regole tracciabili e certificabili, e gli strumenti per l’attuazione sono innumerevoli in quanto legati all’innovazione e alle esigenze dell’ecosistema “territorio”. Attualmente tale strategia è in corso di validazione presso le tenute Regaleali, grande palestra per il programma Sostain, in quanto vi si può studiare la diversità geografica: le tenute si sviluppano, infatti, dall’Etna a Salina, passando attraverso il cuore della Sicilia».
Quali vantaggi può trarre l’azienda applicando questo progetto?
«In primo luogo vantaggi sociali perché siamo convinti che, ancora una volta, spetti all’agricoltura regionale far fronte ai problemi derivanti dalla globalizzazione, ai cambiamenti climatici, all’aumento della popolazione e alla limitatezza delle risorse. Come? Proprio attraverso una agricoltura intensiva sostenibile, in grado d’innovarsi rapidamente, produrre in modo duraturo e delegiferare norme talvolta dannose e inutili. Esistono anche vantaggi economici con l’acquisizione delle risorse comunitarie. La Pac, per esempio, si basa sull’incentivazione della bioeconomia con un sistema di bonus per le comunità agrarie che perseguiranno programmi di sostenibilità misurabili. Dal punto di vista del marketing, inoltre, i mercati internazionali, soprattutto quelli d’Oltreoceano, richiedono sempre più marchi di sostenibilità, e presto farà lo stesso anche la grande distribuzione».
Il progetto attualmente trova applicazione solo in viticoltura. Pensa che in futuro possa estendersi anche ad altri settori?
«Certo, la viticoltura è il modello di riferimento perché conta un buon numero d’imprenditori pronti ad attuare programmi di sostenibilità, il che li rende alfieri di questo “risorgimento” agricolo. La viticoltura, per importanza economica, per presidio sul territorio, per ragioni storiche e paesaggistiche, può dimostrare agli altri comparti come essere sostenibili. Sarà un percorso lungo, in cui perseverare insieme alle future generazioni di agricoltori, consumatori e cittadini. I comparti più pronti a seguire l’esempio della viticoltura potrebbero essere, per svariate ragioni, la filiera del pomodoro, del riso e quella delle colture protette».
L’agricoltura è in crisi. Cosa si profila per i prossimi decenni?
«In uno scenario di crisi economica dobbiamo dimostrare che, grazie alla buona agricoltura, si producono alimenti sicuri, si migliorano l’ambiente e la qualità della vita, si crea lavoro, si incentiva il turismo. Inoltre, le norme Ue sono sempre più restrittive, e solo gli operatori in grado di produrre in modo sostenibile potranno fare impresa. La produzione andrà concepita sempre più come capitale e bene sociale, e non come semplice frutto svilito delle campagne con prezzi al ribasso. Ritengo si tratti di una rivoluzione, in cui è necessario stringere alleanze tra imprenditori e coinvolgere gli amministratori locali in progetti condivisi».
 
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
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