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SERVIZIO TRATTO DAL NUMERO 5/2010 DEL MENSILE TERRÀ  
Viticoltura, patologie e cultivar sotto la lente
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Uno studio dell'ateneo di Catania accresce il know how sui principali vitigni diffusi in Sicilia
     
PALERMO (28 luglio 2010) - La viticoltura siciliana è rappresentata da un vasto patrimonio varietale di pregio comprendente cultivar antiche e autoctone accompagnata da un continuo flusso di introduzioni di cultivar alloctone di interesse commerciale. L’introduzione di nuove varietà in un agro-ecosistema spesso comporta anche l’introduzione e la disseminazione di nuovi patogeni di cui non sono noti sul territorio la tipologia dei danni e i metodi di identificazione e prevenzione. L’attività di ricerca del dipartimento di Scienze e tecnologie fitosanitarie dell’Università di Catania (Distef) nell’ambito del sottoprogetto “Emergenze fitopatologiche e profilo fitosanitario di vitigni autoctoni ed alloctoni” e del progetto
 
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“Interventi per il miglioramento della qualità delle produzioni viticole siciliane” (Provite) mira alla definizione del profilo fitosanitario di vitigni autoctoni e alloctoni siciliani, con particolare riferimento a malattie gravi, emergenti o in fase epidemica, e all’individuazione di nuovi rischi fitosanitari per le varietà autoctone e di pregio. Il progetto di ricerca nasce dalla considerazione che un fattore di debolezza del comparto vitivinicolo regionale è rappresentato dalla carenza di know how sul profilo qualitativo e di rispondenza fitosanitaria delle cultivar più diffuse sul territorio, in particolare delle autoctone, a fronte delle loro ben note caratteristiche di pregio e dell’elevatissimo potenziale produttivo. In ambito fitopatologico, in particolare, le frammentate conoscenze e gli sporadici studi su alcune malattie della vite e sulla loro gestione hanno spinto in passato i viticoltori a un uso indiscriminato di agrofarmaci e non hanno impedito l’introduzione di nuove malattie sul territorio. Sulla base di tali constatazioni il progetto si propone di incrementare le conoscenze inerenti il profilo fitosanitario dei vitigni siciliani, valutare l’impatto dell’introduzione di vitigni alloctoni sulla viticoltura regionale nonché stilare protocolli di prevenzione e gestione delle principali emergenze fitosanitarie, con particolare riferimento a quelle malattie che, diversamente da alcune causate da funghi (peronospora, oidio e botrite), non consentono di disporre di metodi di previsione e di lotta chimica ma basano il loro controllo solo su prevenzione ed eradicazione. Gli agenti fitopatogeni principalmente studiati saranno i virus, gli agenti virus-simili e i fitoplasmi. L’attenzione rivolta a tali patogeni deriva, oltre che dalla citata assenza di metodi di lotta, anche dalla gravità delle malattie da essi causate e dalla velocità di diffusione in vigneto e nel territorio tramite l’uso di materiale di propagazione infetto (fenomeno ancor più importante per i vitigni autoctoni) e tramite vettori animali (insetti, nematodi). Ad aggravare la situazione, derivante dalla trasmissibilità per innesto, si aggiunge l’enorme variabilità varietale e la tipologia di propagazione della vite che, come per gli agrumi, permette la selezione di miscele complesse dei suddetti patogeni, poi mantenuti e propagati negli anni al pari del germoplasma.


La gravità delle malattie da virus deriva anche dalla numerosità e complessità delle entità patogene coinvolte. Sono oggi noti circa 70 virus capaci di infettare la vite e provocare sindromi e malattie di diversa gravità anche in relazione al loro grado di aggregazione (infezioni miste di più virus nella stessa pianta) e alla sensibilità dei vitigni coinvolti. I risultati di studi preliminari inerenti la presenza e diffusione delle virosi della vite in uva da tavola in Sicilia hanno evidenziato che l’85% delle piante virosate individuate era affetto da infezioni virali miste. Considerate la quantità e diversità dei virus coinvolti, la sovrapposizione degli effetti sulla pianta e la molteplicità dei sintomi indotti, una loro corretta diagnosi deve avvalersi di approcci diversi e integrati (diagnosi tradizionale e differenziale, saggi biologici, metodi sierologici, molecolari) di non facile applicazione nei laboratori di analisi. Per quanto riguarda l’altro gruppo di patogeni, i fitoplasmi, piccoli procarioti privi di parete cellulare, essi sono responsabili in vite di sindromi definite generalmente giallumi. Fitoplasmi associati al Legno nero (Ln) in Sicilia sono stati segnalati soprattutto in vitigni alloctoni quali Chardonnay, tanto che alle prime introduzioni di questo vitigno in Sicilia si fa corrispondere l’insorgere della malattia. Grazie all’azione di vettori mediamente efficienti, la malattia è in fase di diffusione in Sicilia e numerose infezioni sono state individuate anche su Inzolia e, più di recente, su Nero d’Avola. Nonostante la coincidenza sintomatologica delle sindromi indotte da Ln e Flavescenza dorata (Fd), grazie all’applicazione del decreto di lotta obbligatoria (dm 31/05/2000) e come dimostrato dall’attività del nostro gruppo di ricerca, Fd così come il suo vettore non sono presenti nel territorio regionale.

Considerati i danni determinati in Nord Italia e Francia, l’introduzione di Fd in Sicilia è particolarmente temuta anche in considerazione dell’elevata efficienza di trasmissione dello Scaphoideus titanus che, arrivando nel nostro territorio, determinerebbe un incremento esponenziale dei danni da giallumi e una grave minaccia per i vitigni autoctoni di pregio o reliquia (erosione genetica). Oltre alle malattie già presenti in Italia appare importante, vista la vivacità del settore e il movimento varietale che lo interessa, effettuare una valutazione sui probabili rischi fitosanitari legati alla vite per la Sicilia e sulle modalità di intercettazione e prevenzione di malattie gravi e non ancora presenti. L’attività di ricerca del Distef in Sicilia prevede l’incremento delle conoscenze sulla diffusione dei vari patogeni in diverse province siciliane e sull’applicazione di metodi di diagnosi innovativa associati a metodi tradizionali (metodi molecolari accoppiati a metodi basati sull’osservazione sintomi in campo). Verranno redatte schede di diagnosi indirizzate agli operatori del settore per divulgare la necessità di un approccio integrato tra campo e laboratori utile alla gestione delle suddette malattie la cui previsione o metodi di lotta non seguono criteri fissi tipici di malattie fungine quali la peronospora. Insieme a tali obiettivi verranno ottenuti dati sulla diffusione in Sicilia di alcune malattie infettive gravi e sui nuovi rischi fitosanitari della vite. Condizione necessaria al perseguimento degli obiettivi del progetto e delle ricerche del Distef sarà l’attivazione di un flusso continuo di attività e informazioni dal campo al laboratorio e viceversa.
 
Rosa La Rosa
Matilde Tessitori

Distef - Università di Catania  
 
I giallumi della vite e la flavescenza dorata
I giallumi della vite (Gy) rappresentano una delle malattie più complesse (definita anche quale complesso di malattie) e gravi della vite. I sintomi, presenti in modo settoriale sulla pianta, sono l’accartocciamento a triangolo delle foglie accompagnato da ingiallimenti o arrossamenti settoriali, la necrosi di infiorescenze e grappoli, l’irregolare lignificazione dei tralci. Agenti responsabili di tali fitopatie sono diversi fitoplasmi, procarioti privi di parete, trasmessi da specie differenti di cicaline. Questo significa che la stessa sindrome può essere causata da agenti patogeni differenti che però, essendo trasmessi da vettori a diversa efficienza, determinano entità di danni differente. Per tale motivo solo il fitoplasma della Flavescenza dorata in sensu strictu (Fd) è oggi interessato, insieme al vettore ampelofago Scaphoideus titanus, da decreto di lotta obbligatoria in Italia (dm 31/05/2000). Tra gli altri giallumi della vite, non inclusi nella lotta obbligatoria e quindi in fase di diffusione in Italia, ricordiamo il Legno nero (Ln), malattia legata alla trasmissione tramite Hyalestes obsoletus, un cixide che solo accidentalmente va su vite. Mentre Fd determina gravi danni nelI’Italia settentrionale, l’Italia meridionale, e in particolare la Sicilia, appaiono ancora esenti. Studi recenti hanno dimostrato una diffusione più generalizzata del Ln rispetto a Fd. In Sicilia i giallumi della vite sono associati solo a fitoplasmi del Ln mentre non mai stati riscontrati Fd o Scaphoideus titanus.
 
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
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