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Enologia, tutto pronto per il novello

 

Dal 5 novembre si potrà stappare la prima bottiglia

 
   

ROMA (3 ottobre 2008) - Dalla mezzanotte e un minuto di mercoledì 5 novembre sarà possibile stappare la produzione di circa 17 milioni di bottiglie di novello realizzata in Italia nel 2008 e in vendita in negozi, ristoranti, enoteche, winebar e vinerie per essere consumate entro i prossimi sei mesi, termine ultimo consigliato affinché il primo vino dell’annata ad essere imbottigliato mantenga inalterate le proprie caratteristiche. È quanto stima la Coldiretti nel sottolineare che si prevede una leggera ripresa rispetto alla produzione dello scorso anno anche per effetto di una vendemmia buona per qualità e quantità con una produzione in aumento del 5% per 45 milioni di ettolitri. Le bottiglie di novello made in Italy, rileva la Coldiretti,

Novello
 
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arrivano quest’anno sul mercato, secondo quanto previsto da un decreto ministeriale, con ben due settimane di anticipo rispetto al concorrente beaujolais nouveau francese, che si potrà assaggiare solo a partire dal terzo giovedì di novembre (il 20), quando è previsto per legge il de’blocage. «I prezzi delle bottiglie di novello made in Italy in vendita variano – sottolinea la Coldiretti – su valori compresi tra i tre e gli otto euro a bottiglia, con una media di 5-6 euro».

Fedagri Saranno circa 13,5 milioni, secondo quanto riferisce una nota di Fedagri-Confcooperative, «e bottiglie in commercio dal prossimo mercoledì provenienti da produzione italiana. L’organizzazione ha stimato una diminuzione rispetto allo scorso anno di quasi il 12%. Un calo, dunque, rispetto ai 14,9 milioni del 2007 e ai 18 milioni del 2002, anno in cui la produzione di vino novello ha fatto registrare il valore più alto in assoluto dal 1987. Il fatturato previsto si attesta intorno ai 68 milioni di euro, ma il calo degli ordinativi testimonia come anche il comparto vitivinicolo nazionale risenta della crisi economica e finanziaria che coinvolge i mercati mondiali, e che si sta già ripercuotendo sui listini dei vini e quindi sui prezzi delle uve all’origine. «Si tratta – spiega il presidente del settore vitivinicolo di Fedagri, Adriano Orsi – di una congiuntura negativa che probabilmente non finirà nel breve periodo e avrà ripercussioni maggiori nelle aziende sovradimensionate (che non hanno economie di scala sufficienti per ottimizzare i costi di produzione) e in quelle che risultano fortemente dipendenti da mercati come l’Italia, la Germania e gli Stati Uniti, che nel tempo non hanno differenziato i propri canali di vendita. Il settore vitivinicolo ha bisogno di nuovi impulsi verso l’aggregazione dell’offerta, ma anche di innovative strategie di promozione e comunicazione per sostenere il consumo interno e per trovare quote di mercato in Europa e nei Paesi terzi».

Le origini Il “vino da bere giovane” è nato negli anni 50 in Francia nella regione Beaujolais e le sue caratteristiche sono determinate dal metodo di vinificazione utilizzato che è stato messo a punto dal ricercatore francese Flanzy. Ormai da molti anni il novello è divenuto anche in Italia un fenomeno di mercato e di costume che esercita una forte attrattiva soprattutto sul pubblico dei più giovani e meno esperti per la sua leggerezza, la bassa gradazione (11 gradi), il bouquet aromatico, la trasparenza del colore rosso rubino, l’abbinamento con i prodotti autunnali, dalle caldarroste ai prodotti tipici del territorio come salumi, verdure in pinzimonio e formaggi piccanti a pasta molle consumati in casa o fuori casa in pizzerie, enoteche, winebar, ristoranti e nelle piazze dove si moltiplicano le sagre e le feste paesane in suo onore.

Il fatturato Il fatturato del vino novello, stima la Coldiretti, supera gli 80 milioni di euro ed è realizzato da quasi quattrocento aziende con oltre un terzo del totale delle bottiglie che esce dalle cantine del Veneto che insieme alla Toscana copre quasi la metà della produzione nazionale, mentre a seguire si posizionano il Trentino, l’Emilia Romagna, il Friuli Venezia Giulia, la Puglia, la Sardegna, la Sicilia, il Lazio, l’ Umbria, il Piemonte e le Marche.

La produzione italiana La produzione italiana è caratterizzata sopratutto da novelli monovitigno con l’utilizzazione  di un’ampia gamma di vitigni autoctoni (Teroldego, Ciliegiolo, Nero d’Avola, ecc.) anche se quelli più utilizzati sono nell’ordine Merlot, Sangiovese, Cabernet, Montepulciano e Barbera.

 
   
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