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L'INTERVISTA
 
Ocm vino, una riforma necessaria ed efficace  

Ecco il piano del commissario Ue per l’Agricoltura, Mariann Fischer Boël

 
     
di Gaetano Mineo    
   

Riportiamo integralmente l’intervista effettuata al commissario europeo all’Agricoltura, Mariann Fischer Boël, e che è stata pubblicata nell’ultimo numero del periodico Terrà (settembre-dicembre 2007) appena uscito.

Le cifre della campagna vitivinicola 2005/2006 evidenziano un aumento nelle vendite di vino di qualità, un sostanziale incremento delle esportazioni Ue a 17,8 milioni di ettolitri (vale a dire 2 milioni in più rispetto ai 14,6 milioni della campagna 2004/2005) e una riduzione inaspettata della produzione, che si attesta a livelli molto bassi. Onorevole Mariann Fischer

Mariann Fischer Boel
 
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Boël, è ancora convinta che sia necessaria questa profonda riforma dell’Ocm vino?
«Sono assolutamente convinta che la riforma sia necessaria. Anche se quest’anno è andata meglio rispetto al recente passato, non per questo i problemi evidenziati sono stati risolti. Le eccedenze produttive continuano a essere superiori al 10% della produzione annuale, continuiamo a produrre troppo vino che nessuno vuole comprare, sprechiamo circa mezzo miliardo di euro ogni anno per distillare vino che non ha sbocchi commerciali e i produttori extra europei stanno conquistando le nostre quote di mercato. Potremmo fare molto meglio e in maniera molto più intelligente. Sono sicura, per esempio, che tutti i produttori italiani concordano completamente con l’idea di investire maggiori risorse finanziarie per la promozione. E, in merito, abbiamo proposto 120 milioni di euro all’anno».

Nuovi produttori di vino hanno sviluppato strategie di marketing vincenti sui nostri mercati, basandosi soprattutto sui cosiddetti marchi commerciali. Invece, il modello europeo è basato essenzialmente sul concetto di marchio territoriale, come le denominazioni di origine o le indicazioni geografiche. A questo punto, il nostro modello di vino di qualità può essere vincente o non sarebbe piuttosto preferibile cominciare a orientarci verso i marchi commerciali?
«La Commissione crede fermamente nella politica del vino di qualità, basato sulle indicazioni geografiche e che sono strettamente collegate alla storia, alle tradizioni, al territorio di origine e alla reputazione dei vini europei come i migliori vini del mondo. È intenzione della Commissione, quindi, sostenere questo modello sia a livello interno sia sulla scena internazionale. Allo stesso tempo, però, è fondamentale garantire maggiore flessibilità per poter aprire la porta a soluzioni innovative, e consentire ai vini europei di cogliere nuove opportunità di mercato, come la commercializzazione su grande scala dei cosiddetti vini varietali, sotto l’egida di marchi commerciali».

Gran parte del settore produttivo contesta la scelta di abolire i diritti di impianto, soprattutto per le aree delimitate da indicazione geografica, sostenendo che ciò comporterà nuovi squilibri di mercato e la completa distruzione della politica di qualità dei nostri vini.
«Ho ascoltato spesso tale tipo di critica, ma personalmente credo che si tratti di paure infondate. Vorrei innanzitutto sottolineare che, in base all’attuale regolamento in vigore, i diritti di impianto scadono nel 2010. Noi, invece, stiamo proponendo di estenderli per ulteriori ben tre anni! D’altra parte, abolire i diritti di impianto nel 2013 significa garantire ai viticoltori innovativi e competitivi la possibilità di espandere la loro produzione, senza dover sostenere i costi connessi all’acquisto di tali diritti. Non ci saranno squilibri di mercato perché solo chi è sicuro di poter vendere il vino “pianterà” dal momento che le vecchie misure di salvaguardia, come la distillazione, saranno abolite. Semplicemente, non avrà più senso produrre vino di scarsa qualità. Per quanto poi riguarda le indicazioni geografiche, non dimentichiamo che spetterà alle autorità locali riconoscere l’utilizzo di una Doc. Inoltre, solo i vini che rispettano i requisiti stabiliti nel disciplinare potranno fregiarsi dell’uso del marchio di qualità, quindi non sussiste alcun rischio di pregiudicare il valore di tali etichette. Vorrei comunque approfittare di questa occasione per sottolineare che, nell’ambito delle negoziazioni che stiamo portando avanti con gli Stati membri in seno al Consiglio, ho dimostrato la mia piena disponibilità a valutare la possibilità di prevedere un “atterraggio morbido” sulla questione».

Ocm vino
L’abolizione delle distillazioni e delle altre misure di gestione del mercato è uno dei punti più controverso della riforma. Però, come lei stessa ha detto lo scorso marzo in Sicilia, spendiamo troppo denaro per eliminare le eccedenze. In sostanza, quale strada intraprendere per rafforzare la viticoltura europea?
«Spendere le nostre risorse in misure positive, proattive, piuttosto che sprecarle per sbarazzarci delle eccedenze. Per questo dobbiamo dare ai produttori che vogliono abbandonare il settore la possibilità di farlo in maniera dignitosa, attraverso un programma di estirpazione volontaria. D’altra parte dobbiamo permettere agli Stati membri di decidere liberamente quali sono le misure più appropriate da intraprendere, in base alle caratteristiche della viticoltura nazionale. Ecco perché proponiamo di ripartire tanto denaro nelle quote dotazioni finanziarie nazionali e nel bilancio dello sviluppo rurale. Risorse che saranno destinate unicamente alle regioni vitivinicole. Le somme disponibili nell’ambito delle quote dotazioni finanziarie nazionali possono essere utilizzate per attuare tutta una serie di azioni come la
promozione, la ristrutturazione dei vigneti e le nuove misure di gestione delle crisi. Lo sviluppo rurale, invece, comprende misure mirate all’avviamento dei giovani viticoltori, al miglioramento della commercializzazione e al sostegno alla copertura dei costi aggiuntivi connessi al mantenimento dei paesaggi. Ci sono anche molti altri miglioramenti che possiamo apportare, per esempio, modernizzando e semplificando le regole di etichettatura e consentendo ai nostri produttori di utilizzare una più ampia gamma di pratiche enologiche, naturalmente solo quelle riconosciute dall’Oiv».

Proprio il trasferimento di risorse al II pilastro della Pac è un’altra questione molto sensibile. Molti deputati al Parlamento europeo e molti rappresentanti dei governi nazionali in seno al Consiglio non sembrano favorevoli a questo trasferimento di risorse.

«Dal punto di vista della Commissione, questa forte opposizione al trasferimento di risorse per le regioni vitivinicole dall’Ocm vino al II pilastro, è principalmente la conseguenza della mancanza di fiducia verso uno strumento che è stato fino ad oggi poco utilizzato nelle regioni vitivinicole e che è da sempre considerato di secondaria importanza rispetto alle specifiche misure dell’Ocm. In particolare, il settore viticolo teme che i fondi trasferiti al II pilastro vengano destinati ad altri settori. Ma non è così. Tali fondi saranno riservati specificamente alle regioni vitivinicole. E vorrei sottolineare l’importanza delle misure dello sviluppo rurale, dove le azioni, la cui utilità ed efficacia non vengono rimesse in questione, sono messe in dubbio da portatori di interesse e da autorità nazionali».

Recentemente la Commissione si è trovata costretta a proporre delle modifiche allo schema di ristrutturazione del settore, in conseguenza del fatto che una quota molto inferiore rispetto a quella ipotizzata è stata effettivamente dismessa nei primi due anni di attuazione del sistema. Lo schema di ristrutturazione era uno degli elementi fondamentali della riforma dell’Ocm zucchero del 2006, che si riproponeva di offrire ai produttori poco competitivi un incentivo finanziario per abbandonare il settore. Praticamente, lo stesso ruolo che lo schema di estirpazione definitiva dovrebbe giocare all’interno della riforma del settore vitivinicolo. E se la stessa situazione si riproponesse anche durante l’implementazione della riforma dell’Ocm vino?
«Sono convinta che il modello che abbiamo elaborato sia efficace e costituirà un’attraente opportunità per i produttori che desiderano abbandonare il settore. In ogni modo, come ho sempre sottolineato, si tratta di un sistema completamente volontario. Nessuno sarà obbligato a estirpare. I 200.000 ettari proposti non costituiscono l’obiettivo, difficile e veloce, su cui puntiamo, quanto piuttosto corrispondono a quella cifra indicativa che crediamo ci possa aiutare a raggiungere l’equilibrio di mercato. E se qualcun non vuole estirpare, sta a lui! Deve solo sapere che non avrà più la possibilità di ricorrere alle attuali misure di sicurezza, come la distillazione, perché non ci saranno più».

L’onorevole Castiglione, relatore per della riforma per il Parlamento europeo, è stato assolutamente chiaro nel ribadire il suo sostegno alla proposta di abolire l’aiuto al mosto e di proibire lo zuccheraggio...
«Spero veramente di poter ottenere in Consiglio una maggioranza su questo punto, perché è un elemento fondamentale della proposta di riforma. Se vietiamo lo zuccheraggio, allora potremmo abolire il sussidio per l’uso di mosto di uva. Ciò ci consentirà di utilizzare i circa 200 milioni di euro, che attualmente spediamo in aiuti al mosto, in una maniera più positiva. E non è solo una questione di soldi. Innanzitutto, noi crediamo che il vino debba essere un puro derivato delle uve e, inoltre, l’uso di zucchero aumenta i surplus produttivi. Se guardiamo a Paesi come la Germania, lo zucchero non è usato per produrre vini di qualità. Non è necessario».

 

 

 
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