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Moscato, una nicchia alla corte del Re Sole

 

Conquistare nuovi mercati costituendo di un consorzio di produttori

 
     

di Massimo Leotta

   
   

PALERMO (13 febbraio 2008) - Sette produttori raccolti in pochi chilometri quadrati a nord e a sud del capoluogo. Il Moscato di Siracusa nasce all’ombra del santuario della Madonna delle lacrime. Poche migliaia di bottiglie, pochi ettari, ma tante strategie. Da qualche tempo, come riportato nel mensile Terrà appena uscito, i produttori stanno verificando la possibilità di consorziarsi supportati dall’Asca, struttura siciliana di Analisi e servizi per la certificazione in agricoltura, coordinata dall’Unità operativa specializzata 34 dell’assessorato regionale Agricoltura. «Non sarà facile – ammettono i produttori – ma si tratta di un passo importante, forse decisivo, per il rilancio del vino più pregiato di Siracusa». I primi incontri si sono

Moscato
 
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già svolti e altri se ne svolgeranno per verificare la disponibilità di tutti i produttori potenzialmente coinvolti. La storia del vino preferito dal famoso Re Sole, Luigi XIV, è ricca di record. Ad esempio è il più antico della storia d’Italia. E oggi, come centinaia di anni fa, viene prodotto alla periferia di Siracusa, frutto della lavorazione delle uve di Moscato bianco, lasciate appassire sulle canne all’interno di una  serra. Poi inizia la produzione. I segreti di questo vino sono innumerevoli, dal vigneto, dove si misura la resa delle singole piante (non più di 50 quintali di raccolto per ettaro, alla cantina, dove per bloccare la maturazione del prodotto si abbatte la temperatura (fino a -4 gradi) evitando così l’utilizzo di prodotti chimici. Nel territorio della provincia la passione per il Moscato si è recentemente riaccesa: diverse piccolissime aziende, anche con poche decine di ettari di vigneto, si occupano di una produzione di nicchia per mercati importanti e grandi acquirenti. Così il Don Nuzzo della cantina Gulino viene offerto negli atelier di Dolce & Gabbana a Milano o diventa il fine pasto di importanti cene al principato di Monaco. E l’Aulòs della cantina Blundo riceve premi ad Asti, la patria italiana del moscato. «Il merito non è nostro, anche se la nostra passione è determinante – spiega Gaetano Gulino, che nella vita fa il medico e per passione il produttore – ma del microclima e della terra che fa crescere quest’uva formidabile e che produce questo vino unico al mondo». Per Gulino il Moscato è «un vino che cerca di riconquistarsi lo spazio che merita nella nicchia dei mercati di alta qualità». Un vino da meditazione o da dopo pasto, da sigari fragranti o da accompagnare con una fetta di pane bianco, ricotta di pecora e miele degli Iblei. Abbinamenti particolari che fanno comprendere perché Luigi XIV mandava le proprie navi al porto di Ortigia a fare il pieno.

 

 

 
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