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Marche, verso riforma mercato vitivinicolo

 

La Regione lavora per l’applicazione dell’Ocm vino

 
   

ANCONA (5 febbraio 2009) - Le nuove misure inerenti i vini di qualità comunitari entreranno in vigore il 1 agosto 2009 e prevedranno, sostanzialmente, il transito dei nostri vini a Docg, Doc e Igt nel sistema delle Dop e Igp nonché il passaggio del momento decisionale legato al riconoscimento delle nuove denominazioni da Roma a Bruxelles, analogamente a quanto succede oggi per i prodotti a Dop e Igp. Fatte salve, ovviamente, tutte le Docg, Doc e Igt già riconosciute alla data del 31 luglio 2009, che verranno automaticamente registrate nel registro europeo delle denominazioni protette, salvo casi particolari.  La riforma Ocm vino introdurrà tra l'altro due aspetti fortemente innovativi in grado di influenzare notevolmente il

Vino
 
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mercato dei prossimi anni. Il primo riguarda i vini Igp (cioè gli attuali Igt), per essi rileverà la delimitazione della zona di vinificazione. Quindi mentre oggi, ad esempio, si può produrre un vino Igt Abruzzo raccogliendo le uve nei vigneti delle colline Teatine, ma vinificandole in una cantina situata nelle Marche, in futuro ciò non sarà possibile. Inoltre ci sarà la necessità, per gli stessi vini, di prevedere un organismo di certificazione che verifichi il rispetto delle disposizioni previste dal disciplinare, con tutti gli obblighi e i costi connessi. L'altro aspetto riguarda la categoria degli attuali “vini da tavola”, sostituita dalla nuova categoria dei vini “generici” con indicazione di vitigno e annata, categoria che tutta la filiera vitivinicola del nostro Paese ha osteggiato apertamente. Ora, dal momento che è stata ormai ufficialmente inserita nella nuova regolamentazione, sarebbero necessarie regole per garantire il consumatore sul contenuto della bottiglia. Ciò anche per non danneggiare eccessivamente le produzioni da vitigni tradizionali. Si rende, insomma, necessaria una seria riflessione su come innovare il sistema giuridico che regolamenta il nostro vino nel recepire al meglio la normativa comunitaria. In questa prospettiva va il lavoro della Regione Marche, dei tecnici e operatori regionali, delle associazioni di categoria e dei tecnici ministeriali.

 
   
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