Spagna e Portogallo i consumi di vino, scesi di 1,5 milioni di ettolitri nel 2007, un calo compensato solo in parte dall’aumento registrato in Gran Bretagna e Germania. Al di fuori dell’Europa, sono aumentati i consumi di vino soprattutto negli Usa, in Romania, Cile, Nuova Zelanda, Australia e Sudafrica. «Se posso dare un consiglio agli europei – dichiara Castellucci – è quello di puntare all’esportazione, di concentrarsi sull’export perché i consumi sembrano orientati a rimanere stazionari o anche a calare». All’Italia il consiglio, del direttore generale dell’Oiv, è quello di mirare ora a un export di prodotti a maggiore valore aggiunto, di non accontentarsi cioè della leadership sul fronte del volume. Tra le regioni più dinamiche nell’export c’è l’Oceania che nel giro di pochi anni è passata dall’1% al 10% del valore degli scambi mondiali. Tra i fattori salienti del 2007, vi è anche l’ulteriore riduzione dei vigneti nell’ Europa dei 27. L’anno scorso la regressione è stata di 36.000 ettari, confermando così la tendenza di una riduzione media negli ultimi anni di 40.000 ettari. La coltura mondiale di vigneti è rimasta però quasi stabile perché nelle altre regioni vitivinicole sono stati piantati a vigna 27.000 ettari. Nel 2007 è emerso anche il Brasile come un nuovo importante player nel vino con un aumento del 30% della sua produzione. La Cina è invece in una fase di crescita più calma. «L’evoluzione dei consumi non è così tumultuosa come si poteva pensare ed è probabile – conclude Castellucci – che stiano riflettendo se non conviene di più importare che piantare vigneti».