quest’anno perché i loro vigneti non sono più agibili. La vendemmia di quest’anno sarà sotto la media con un grave impatto sulle esportazioni, la cui media degli ultimi anni era attorno a 1,8 miliardi di euro. Le principali regioni vinicole dell’Australia dipendono dall’irrigazione per sopravvivere, e l’alto costo dell’acqua sta causando problemi enormi: i prezzi si sono più che triplicati lo scorso anno, fino all’equivalente di 600 euro per megalitro. Le recenti piogge hanno aggirato le regioni vinicole dell’entroterra, mentre in quelle lungo la costa orientale sono cadute a metà della vendemmia, troppo tardi per nutrire gli acini e causando malattie del tipo muffa. Secondo uno studio dell’Ente nazionale di ricerca Csiro, le temperature nelle tre maggiori aree vinicole d’Australia, Riverland lungo il fiume Murray in Australia meridionale, Mildura nella valle del Murray in Victoria e Riverina presso il fiume Murrumbidgee in Nuovo Galles del sud, aumenteranno di 2,5 gradi Celsius entro il 2030. I produttori dovranno quindi affidarsi a varietà più resistenti dall’Italia, come Vermentino e Sagrantino, o dalla Spagna come il Tempranillo. Ci vorranno però mesi o anche anni per importare nuove varietà con il severo sistema australiano di quarantena, e tre o quattro anni per stabilire un nuovo stock di vitigni per produzione commerciale. Per i viticoltori già gravemente indebitati, sarà un attesa troppo lunga. Per le varietà che hanno finora alimentato le esportazioni, come chardonnay, semillon e riesling fra i bianchi e cabernet, merlot e shiraz fra i rossi, le aree di produzione dovranno spostarsi verso i climi più freschi come il sud del Victoria e l’isola di Tasmania. Il futuro è invece promettente per la vicina Nuova Zelanda, che già produce vini pregiati con alti volumi di export, poiché il cambiamento climatico renderà temperate, e quindi più adatte, le sue aree fredde.