Portogallo è il terzo produttore di sughero al mondo ed in alcune regioni l'80% della popolazione dipende dall'industria stessa, che conta 12 mila lavoratori senza considerare l'indotto. Nella prossima fase della campagna Save Miguel, il più grande produttore portoghese di tappi di sughero, Amorim, scriverà ai produttori e commercianti di vino in Australia le ragioni per cui il sughero non deve essere abbandonato e rappresenta un'opzione più ecologica. L'industria del sughero, affiancata dagli ambientalisti, spiega che nessun albero viene tagliato per estrarre il sughero. I tagliatori applicano precise incisioni sulla corteccia e la rimuovono, in pratica sbucciando l'albero. Un tagliatore può raccogliere fino a 600 kg di sughero al giorno e sono necessari nove anni prima che la corteccia ricresca e sia possibile applicare altre incisioni. Non producendo più sughero le foreste saranno in pericolo poiché le comunità cercherebbero altre soluzioni di guadagno, con piantagioni più redditizie che però contribuiscono alla desertificazione. Secondo gli studi citati, i gas serra generati per produrre una tonnellata di tappi di metallo sono il quadruplo di quelli di una tonnellata di tappi di sughero. Nonostante ciò, e sebbene il Wwf abbia spinto l'industria portoghese ad espandere le proprie foreste per impedire la desertificazione, i grandi produttori di vino escludono un ritorno al sughero. «I consumatori hanno ben accolto i tappi a vite, la questione di tornare al sughero è un fatto puramente affettivo», ha detto Chris Hatcher, capo della Foster. I produttori di vino sostengono inoltre che le muffe e i batteri presenti nel sughero possono guastare il vino.