fabbisogni dell’organismo e l’assunzione delle sostanze nutritive, la cosiddetta malnutrizione, non coincide per forza con una condizione di indigenza, ma anzi riguarda spesso le società più sviluppate ed abbienti in cui sono presenti una serie di disturbi alimentari con cui la popolazione convive e fa fatica a rapportarsi.
La sicurezza alimentare viene codificata per la prima volta a livello europeo nel gennaio del 2000 con il Libro bianco sulla sicurezza alimentare, che indica la necessità di un approccio integrato da parte di tutti gli attori della filiera agroalimentare (produttori di mangimi, agricoltori e produttori/operatori del settore alimentare, autorità competenti negli Stati membri e nei Paesi terzi, Commissione europea, consumatori), al fine di garantire la sicurezza dell’alimento. La garanzia della sicurezza alimentare comincia in campo con la scelta di opportune tecniche colturali, e passa da tutte le operazioni unitarie che portano l’alimento al piatto del consumatore finale. In questo contesto diventa fondamentale il ruolo del “tecnologo alimentare” che, grazie a una varietà di competenze, che spaziano dalla chimica alla microbiologia, dai processi delle tecnologie alimentari all’igiene dei prodotti, riesce ad avere una visione di insieme del sistema “alimento” analizzandone in modo scientifico e sistematico i processi di produzione. La figura del tecnologo alimentare diventa, quindi, il punto di riferimento per le istituzioni e la collettività in materia di qualità e di sicurezza degli alimenti, garantendo anche lo sviluppo delle conoscenze “dal campo alla tavola”.
