(16 dicembre 2009) - L'Europa riconosce che il vino biologico si sta ritagliando una fetta di mercato nel panorama agroalimentare mondiale, e ritiene che sia giunto il momento di introdurre anche per il settore regole chiare e precise. Orfano della normativa europea del 1991 che dava una base legale all'agricoltura biologica, Bruxelles ha deciso di mettere fine alla mancanza di regole per il vino bio. Una proposta di normativa sarà presentata dalla Commissione europea a gennaio, ma già la prossima settimana un progetto di normativa verrà esaminato dagli esperti dei 27 stati membri. L'idea degli uffici agricoli alla Commissione europea è di tracciare metodi di produzione comuni in linea con la tutela dell'ambiente e con il consumo sostenibile, mettendo fine ad una moltitudine di standard privati di vinificazione che si sono sviluppati negli anni in diversi stati membri. Questi vanno dagli additivi alle quantità massime permesse in materia di anidride solforosa, utilizzata in enologia per la sua azione antiossidante, conservante e antisettica. Insomma, si vuole fare chiarezza sugli aspetti che maggiormente condizionano la differenza tra una viticoltura tradizionale e una viticoltura biologica. Tra gli elementi più discussi c'è la lotta antiparassitaria, che rappresenta il principale limite alla diffusione del prodotto. La produzione agricola biologica italiana mantiene stabile il suo ruolo di leader in Europa per numero di operatori e per superfici convertite al biologico, mantenendo la quinta posizione al mondo in termini assoluti di superficie dopo Australia, Cina, Argentina e Stati Uniti. Per il vino biologico in particolare, la produzione si concentra soprattutto in Sicilia, Toscana, Puglia, Abruzzo, Emilia Romagna e Marche.