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Campagna stampa contro il biologico

 

Ecsel: «È strumentale. Così si fanno gli interessi delle lobbies»

     

ROMA (29 agosto 2007) – «Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, l’incertezza relativa al possibile rischio per la salute collegato o conseguente all’uso di cibi biologici è di livello pari a quella relativa ai cibi contenenti Ogm. La campagna di stampa condotta in questi giorni contro i cibi biologici non avrebbe, quindi, una spiegazione razionale se non apparisse chiaramente strumentale ad altri interessi, come quelli delle lobbies biotecnologiche. Non a caso, infatti, sul possibile rischio per la salute indotto dagli Ogm è sceso un opportuno silenzio a partire dal 2003». Così Luca Marini, presidente del Centro di studi biogiuridici Ecsel e vice presidente del Comitato nazionale per la bioetica (Cnb), commenta le notizie apparse in questi giorni su quotidiani e settimanali contro i cibi biologici. «L’adozione, nel 2003, dei regolamenti comunitari che hanno legittimato l’immissione in commercio di alimenti e mangimi derivati da Ogm – continua Marini, che è anche membro dell’Istituto italiano di sociologia rurale (Insor) – ha introdotto, tra l’altro, un limite dello 0,9 per cento alla presenza di Ogm negli

Cibo biologico  
alimenti tradizionali. È significativo sottolineare che, perdurando l’assenza di nuove evidenze scientifiche, il limite in questione non può che essere di natura convenzionale e, come tale, arbitrario sia in eccesso che in difetto». Secondo il presidente di Ecsel, essendo stato trasferito, questo limite, nella disciplina comunitaria dello scorso giugno come limite per la presenza di Ogm anche nei cibi biologici, «stante la parità dei limiti di tolleranza, o sono rischiosi entrambi (cibi biologici e cibi geneticamente modificati) oppure non lo sono. Appare sempre più evidente – conclude Marini, che è anche delegato italiano al Forum dei comitati etici dei paesi dell’Ue – che l'orientamento dominante è quello di sostituire soluzioni normative a quelle scientifiche, in ossequio ad interessi economici che scalpitano di fronte ai tempi lunghi della ricerca scientifica ed agli eventuali risultati della stessa. Gli organi di stampa, dal canto loro, alimentano la confusione, polemizzando a sostegno delle diverse tesi e inducendo l’opinione pubblica a ritenere risolti taluni problemi o a preoccuparsi acriticamente di altri. Ed è così che si finisce, di fatto, per favorire gli interessi delle lobbies tecno-industriali a discapito dei consumatori e dell'ambiente».
 
   
   
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