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pesca.
Bufardeci ha ricordato che il regolamento della Pesca sarà al centro dell’incontro della settimana prossima con il ministro delle Politiche agricole, Giancarlo Galan.
«Non basterà chiedere deroghe – spiega l’assessore – perché prendere tempo non è una soluzione. Di sicuro l’amministrazione farà i passi giusti per chiedere un rinvio, nella consapevolezza che molte delle prescrizioni introdotte dal regolamento non hanno fondamento scientifico».
Proprio per queste ragioni, la Sicilia ha avviato una campagna di ricerche per dimostrare che le nuove regole impediscono anche la cattura di specie di taglia piccola ma età adulta e non a rischio estinzione. Insomma, il mondo della pesca è in agitazione. Le nuove norme ex Regolamento Ue 1967/2006 rischiano di creare ripercussioni sia economiche che politiche. Con le associazioni di categoria che “minacciano” di scendere in piazza. Prima il caro-gasolio, poi la crisi globale, il tonno rosso e ora l’entrata in vigore delle norme europee sul piccolo strascico. Un vero “sasso nello stagno” che ha spinto il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Giancarlo Galan a istituire un’unità di crisi presso il dicastero di via XX Settembre. Il prossimo 9 giugno il ministro incontrerà le associazioni della pesca per fare il punto della situazione ma l’Italia è in ritardo sui tempi e la situazione è da vera e propria “calamità”. Saranno comunque soddisfatte le flotte di Liguria Sicilia e Calabria che, su sollecitazione dell’Italia, hanno ottenuto dalla Commissione deroghe per lo strascico. In questa confusione generalizzata, alimentata anche da una cattiva e fuorviante (dis)-informazione, alcuni dati restano certi: il Regolamento è già in vigore e salvo ogni ulteriore rimpasto dell’ultimo momento, ci aspettiamo che venga rispettato e che si vigili sulla sua applicazione; alcuni attrezzi da pesca su cui interviene il Regolamento Mediterraneo, come ad esempio le draghe e lo strascico sottocosta tutto possono essere definiti tranne che selettivi e poco impattanti, specie se non adeguatamente gestiti come prevede il Regolamento. La politica «La Comunità europea ponga riparo al danno causato alle imprese e ai lavoratori del mare operanti in Sicilia attraverso la rivisitazione delle misure che predispongono le nuove dimensioni delle maglie delle reti da pesca». A chiederlo è il capogruppo del Pdl Sicilia, Giulia Adamo, attraverso una interrogazione al presidente della Regione e all’assessore regionale delle risorse agricole e alimentari, sul provvedimento previsto dalla Unione europea che stabilisce norme uguali per tutti con l’obiettivo di salvaguardare l’ecosistema marino, senza però fare un distinguo sulle specie dei mari del Nord che hanno dimensioni notevolmente superiori rispetto alle specie pescate nel Mediterraneo. «Il provvedimento di Bruxelles che prevede di adottare una nuova rete a maglie larghe – afferma la parlamentare – favorirà la pesca selvaggia delle flotte dei paesi rivieraschi consentendo l’immissione del pescato considerato irregolare, alla luce delle norme previste della stessa Ue, anche sul mercato siciliano a prezzi stracciati con gravi ripercussioni economiche. Di conseguenza, la misura a nostro avviso inconcepibile, deprimerà i ricavi delle imprese di pesca e i salari dei lavoratori siciliani senza offrire alcuna certezza di salvaguardia delle risorse ittiche. Per questo – conclude – chiediamo al governo regionale un immediato intervento presso la Commissione Ue per far riaprire il dossier e formulare una proposta di deroga o di modifica del Regolamento 1967/2006 pur coscienti che le norme comunitarie potranno essere cambiate solo attraverso la procedura comunitaria prevista dal Trattato di Lisbona e sulla base di indicatori di impatto». La Puglia «L’entrata in vigore il 1° giugno scorso delle nuove norme comunitarie sulla pesca nel Mediterraneo ha provocato un allarme crescente fra gli operatori e le marinerie delle regioni più interessate. Un regolamento, bisogna avere l’onestà di rimarcare, che non è giunto all’improvviso, essendo stato approvato già nel 2006. Certamente, però, come i fatti di questi giorni ci raccontano, la scadenza dell’1 giugno è stata accolta da una colpevole impreparazione». Comincia così la lettera che il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha scritto al ministro Galan in merito alle proteste degli operatori sulle nuove norme comunitarie sulla pesca nel Mediterraneo. «Ma se è vero – prosegue Vendola – così come lamentano gli operatori, che sia impossibile reperire le nuove maglie più larghe previste dallo stesso regolamento, allora occorre agire responsabilmente per ricercare soluzioni adeguate che consentano di dare delle risposte a chi oggi si trova nella difficoltà di produrre reddito. Soluzioni che ci permettano di rispondere alla crescente agitazione che sta scuotendo l’insieme delle marinerie, soprattutto delle regioni che si affacciano sull’Adriatico». Gli ambientalisti «Protestare ora, allo scadere delle deroghe, come se fosse un provvedimento inaspettato è tanto inammissibile quanto ridicolo», dichiarano i rappresentanti di Greenpeace, Lav, Legambiente Marevivo e Wwf. «Lo stato di crisi in cui versano le risorse ittiche del Mediterraneo non può sostenere una gestione della pesca basata unicamente sul consenso del settore, a scapito del recupero degli stock e della tutela degli ecosistemi marini». E ancora. «Le restrizioni alle attività pesca e la rinuncia a qualche specialità gastronomica sono un passo doveroso e troppo a lungo rimandato ma che andrà a vantaggio del nostro mare e delle comunità che da esso dipendono (e dei loro figli), quindi l’appello va ora ai consumatori e al buonsenso comune: non comprate telline, calamaretti, bianchetti, cannolicchi ecc. ecc!». |
| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||