prendendo lucciole per lanterne, come quando cambiano i dati di mortalità da pesca con la misura dello stock». Per le tre organizzazioni, «le idee di ridurre la quota annuale a 6.000 tonnellate o di sospendere la pesca industriale equivarrebbero di fatto alla chiusura definitiva del settore, una decisione irresponsabile senza alcuna giustificazione scientifica, e dalle conseguenze occupazionali ed economiche devastanti verso la quale si sta orientando la commissaria Damanaki, con buona pace di chi la ritiene sensibile e attenta agli aspetti sociali. Una decisione che determinerebbe la definitiva sfiducia del mondo della pesca nei confronti delle Istituzioni comunitarie». Da qui l’invito al ministro Galan alla massima attenzione in occasione del Consiglio dei Ministri della Pesca Ue.
In Sicilia Negli ultimi anni è stata sempre più restrittiva la normativa europea per la pesca del tonno rosso. In Sicilia sono soltanto 13, infatti, le aziende titolari di quote per la pesca del tonno rosso, mentre a livello più generale, nel giro di tre anni, le quote assegnate all’Italia da Bruxelles sono scese da 4 mila tonnellate a 1500. Inoltre, l’Ue ha anche bocciato la proposta avanzata proprio dall’Isola di allargare la concessione di quote per la pesca del tonno anche alle imbarcazioni provviste di palangaro che potrebbero, così, incrementare le loro possibilità di pesca e di reddito. Sempre dalla Sicilia, inoltre, è arrivata più volte la denuncia per quelle grosse imbarcazioni provenienti dal Giappone che stazionano per mesi a largo delle Isole Eolie facendo vera e propria mattanza di tonni, non essendo soggette alle restrittive norme europee. Secondo le organizzazioni di categoria dell’Isola, infatti, «all’interno di queste navi i giapponesi completano tutta la filiera tonno, poiché lo pescano, lo conservano e lo trasformano, senza preoccuparsi delle norme Ue, creando un grave danno economico e ambientale per la Sicilia e i suoi pescatori». |
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